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Caro terremoto…

By 24th agosto, 2017 psicologo 118 No Comments

Caro terremoto,
sono appena tornata da Amatrice, sono terrorizzata.
Ero lì a prestare soccorso, ero appena arrivata per aiutare, adoro rendermi utile, mi piace sostenere le persone in momenti di difficoltà, tanto che faccio parte della protezione civile da diversi anni.
Stavo svolgendo il mio compito, avevo appena lasciato il lavoro per una settimana di congedo ed ero pronta a fare tutto ciò che la situazione richiedeva.
Ho conosciuto delle persone meravigliose, ho visto la solidarietà tra le persone, la vita, quella vera, le priorità, quelle vere.
E poi sei tornato!
Forte come la prima volta, a distruggere quello che avevi lasciato in piedi l’ultima volta, la terra ha tremato, gli edifici sono crollati, ho sentito le urla, ho respirato la paura, l’ho sentita entrare nelle vene percorrendo tutto il mio corpo fino al cuore.
Non ho mai avuto cosi tanta paura, una paura reale e forte di morire, di non rivedere più i miei parenti, i miei amici, il mio lavoro, la mia vita.
Mi è letteralmente tremata la terra sotto i piedi e sono caduta, non riuscivo a rialzarmi, con il cuore che mi esplodeva nel petto, mi sembrava di aver smesso di respirare.
Poi la terra si è fermata ed è iniziato il panico, ero li a dare una mano e a dare coraggio alla popolazione ma il coraggio aveva completamente abbandonato il mio cuore.
I giorni successivi ho fatto tutto quello che ho potuto, ho aiutato a scavare, ho dato il mio contributo nell’organizzazione, ho cercato di dare coraggio alle persone e cercavo di non pensare a te e alla tua devastazione.
Poi è finita la mia settimana e sono rientrata a casa e li ho capito che mi eri entrato in ogni cellula del mio corpo, sentivo di nuovo la terra che tremava…ovunque.
Se una macchina passava vicino alla finestra di camera mia, sentivo i vetri tremare, se mi sedevo su una sedia girevole sentivo la terra tremare, la notte la trascorrevo al buio in attesa che tu arrivassi, anche se ormai ero al sicuro. Mi sembrava di vivere un incubo dal quale non riuscivo a svegliarmi e poi ho iniziato a parlare con delle persone, a fare degli esercizi che mi aveva consigliato una psicologa a prendermi qualche giorno per tranquillizzarmi e cosi piano piano ho capito.

C’è una preghiera che recita cosi: “Signore dammi la forza di cambiare le cose che posso modificare, la pazienza di accettare quelle che non posso cambiare e la saggezza di distinguere la differenza tra le une e le altre”, tu sei una di quelle cose che proprio non posso controllare.
E cosi ho avuto pazienza, sono stata con i miei cari, ho rincominciato la mia via normale e piano piano la paura è andata via e ho rincominciato a guardare la vita con speranza e con il sole nel cuore.
La mia mente è tornata a quel giorno, in cui per terra ho visto la mia vita passarmi davanti e sono contenta di aver fatto l’unica cosa possibile: rialzarmi.
Ho fatto ciò che bisogna fare per combattere la paura: avere pazienza e ritornare ad avere coraggio, il coraggio di fare le piccole cose, di ritrovare le piccole gioie, di vivere con ciò che la vita ci ha donato.
Ti scrivo per dirti che quel giorno ti sei portato via tante cose e tante persone ma almeno la mia forza è rimasta con me, quella non te la lascerò mai portare via.

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