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Come togliere il ciuccio

By 25th gennaio, 2018 Psicologia infantile No Comments

Il ciuccio, gioia e dolori di molti genitori, per alcuni bambini rappresenta un compagno di vita, per altri invece solo un accessorio.
Di sicuro è un oggetto consolatorio in grado di tranquillizzare e calmare il bambino.
Il suo utilizzo è controverso, per alcuni specialisti è dannoso per la dentatura e per l’allattamento al seno ed è visto come un “vizio” per altri invece è un fattore protettivo per la SIDS (le morti in culla) , e aiuta a prevernire l’ansia in età adulta (abitua il bambino ad autoconsolarsi, chi soffre d’ansia non riesce a svolgere questo compito).
Indipendentemente dalle scelte per cui si introduce il ciuccio nella vita del piccolo, togliere il ciuccio è sempre un momento delicato.

Ma come fare a togliere il ciuccio?

L’esperta di psicologia infantile del nostro Studio di Psicologia Mente Sicura Dott.ssa Federica Giorgetti, si raccomanda di scegliere un momento di tranquillità del bambino.
Togliere il ciuccio, come togliere il pannolino, sono fasi di crescita del bambino e quindi vanno evitate quando c’è già un momento delicato da attraversare (ingresso all’asilo, nascita di un fratellino, trasferimenti ecc).
Inoltre non bisogna dimenticare che il ciuccio calma e consola il bambino nei momenti di crisi e quindi va individuata una strategia alternativa per sostituirlo, per esempio una coccola con i genitori, ricorrere al gioco preferito, un passeggiata al parco o quello che più piace al tuo bimbo.

Il consiglio della psicologa infantile

ciucciottoIl consiglio della nostra psicologa infantile è quello di diminuire l’utilizzo del ciuccio gradualmente (per esempio usarlo solo per la notte e mai durante il giorno) successivamente scegliere insieme e anticipatamente una data dal calendario per toglierlo del tutto (per esempio, il giorno del compleanno, l’inizio delle vacanze invernali o estive, Natale, oppure una data importante per voi ecc) e attenersi a quella.
Ogni bambino però è un universo diverso da tutti gli altri, qui di seguito trovi altre strategie per togliere il ciuccio suggerite e utilizzate dai genitori del nostro gruppo Mente Sicura Kids.

I consigli degli altri genitori

– Papà Alberto ha convinto la sua bimba a donare il ciuccio alle renne di Babbo Natale, in questo modo, come suggerisce anche mamma Simona si possono dare tutti i ciucci che ci sono in giro per casa, visto che le renne sono tante!!
– Mamma Carla lo ha appeso all’albero di Natale come regalo a Babbo Natale, che durante la notte ha portato via il ciuccio e ha lasciato dei regali
– Mamma Manuela suggerisce di attaccarlo ad un palloncino e lasciarlo andare in cielo, una vera e propria cerimonia di crescita
– A casa di mamma Elena è passato l’omino dei ciucci che durante la notte li ha portati via tutti, anche questa mamma sottolinea però l’importanza di capire quando il bambino è pronto a separarsene.
– Mamma Patty ha spiegato che il ciuccio era stato leccato dal cagnolino e quindi era inutilizzabile, il bimbo l’ha buttato via da solo
– Mamma Sara ha adottato una strategia più incisiva, ha tolto il ciuccio e via, i bimbi dopo un breve momento di tristezza poi si sono tranquillizzati e addormentati senza.
– Il bambino di mamma Valentina invece ha deciso da solo che non ne aveva più bisogno, per la vergogna di portarlo all’asilo

Ricorda che il tuo bambino è unico e quindi saprai tu come gestire questa delicata fase, speriamo di esserti stati utili, se hai bisogno di altri consigli o suggerimenti, o se vuoi raccontarci la tua esperienza scrivi a info@mentesicura.it

I nuovi pericoli dei ragazzi

By 17th maggio, 2017 Psicologia infantile No Comments

Diventare genitori in questa società tecnologica è una grande sfida. Viviamo immersi nella tecnologia e nel mondo del web: social network, giochi on-line, blog, chat, mille i modi per “esserci” in un mondo virtuale ma così reale nelle nostre menti e nostre vite. Fare amicizia, condividere un interesse, innamorarsi, parlare e partecipare alla vita sociale dei propri amici ormai si fa attraverso la rete, non sempre comprendendo cosa ciò comporti e i pericoli a cui si Read More

I 5 sintomi della discalculia

By 13th maggio, 2017 Psicologia infantile No Comments

La discalculia evolutiva è un disturbo specifico dell’apprendimento che si caratterizza per la difficoltà ad acquisire l’automatismo del calcolo e/o dell’elaborazione dei numeri.

Ma quali sono i sintomi della discalculia da osservare?
Una persona con questa disturbo dell’apprendimento ha difficoltà a:

  1. riconoscere piccole quantità di oggetti (per esempio, se vede disegnate 3 palline su un foglio, non è in grado di riconoscere quante siano a prima vista, ma ha bisogno di contarle)
  2. leggere e scrivere numeri (per esempio, vedendo il numero 423 potrebbe leggere “duecentotrentaquattro”; oppure, se gli viene dettato il numero seicentoventisette, scriverà 6027)
  3. comparare quantità, cioè saper indicare tra due numeri quale è il più grande e quale è il più piccolo
  4. riconoscere il valore posizionale delle cifre (per esempio nel numero 203, non è in grado di dire che il 2 rappresenta le centinaia e che valore di una cifra cambia a seconda della posizione in cui si trova)
  5. memorizzare i “fatti numerici”, cioè recuperare velocemente e senza bisogno di fare calcoli tabelline o somme e sottrazioni con 10 o i suoi multipli.

Attenzione, però!
La presenza di uno o più di questi segnali non corrisponde automaticamente ad una discalculia nel bambino. La diagnosi può essere formulata solo da un professionista dopo un processo di valutazione che include l’utilizzo di diversi test.

E le difficoltà nella soluzione dei problemi?
Le difficoltà nella soluzione dei problemi matematici non sono, di per sé, sintomi di discalculia. Le abilità richieste per risolvere un problema sono infatti molte e complesse e comprendono:
-la competenza testuale, cioè la capacità di comprendere cosa dice il testo di un problema
-la rappresentazione della situazione problematica, cioè saper rappresentare (mentalmente o graficamente) la
situazione descritta e il rapporto tra i dati e la domanda a cui rispondere
-la categorizzazione, che implica la capacità di individuare la o le operazioni per risolvere il problema
-la pianificazione delle fasi necessarie alla soluzione di un problema
Solo a questo punto entrano in gioco che abilità di calcolo che la discalculia compromette.

E quindi, cosa fare?
Le soluzioni ci sono, sia che abbiamo a che fare con un disturbo diagnosticato, sia che ci troviamo di fronte a delle difficoltà non meglio specificate (come quelle nella soluzione dei problemi). Rivolgersi a uno specialista negli apprendimenti permetterà di identificare con precisione di che problematica si tratta e, successivamente, avviare un training specifico di potenziamento.

Se avete dei dubbi o avete bisogno di un consulto chiamateci al 3398313207 per richiedere un appuntamento

L’inserimento all’asilo

By 29th marzo, 2017 Psicologia infantile No Comments

L’inserimento nella scuola dell’infanzia è un passaggio evolutivo molto importante e segna l’ingresso del bambino nella società, l’inizio del percorso dei bambini a scuola.

I bambini che hanno frequentato l’asilo nido, hanno in parte già affrontato il distacco dai genitori, sono capaci di affidarsi a persone differenti da loro o dai nonni e sono già entrati in contatto con gli altri bambini e le regole della socialità.

I bambini che invece hanno trascorso i primi anni con i genitori o con i nonni affronteranno ora questi cambiamenti.

Gli inserimenti generalmente sono gestiti con l’esposizione graduale del nuovo contesto.

scuola dell'infanziaQuindi genitori e bambini conosceranno prima le maestre e poi, inizieranno la frequenza all’asilo di qualche ora, fino ad arrivare alla frequenza normale prevista.

Questo processo può durare anche 2 o 3 settimane e generalmente viene pensato e programmato in base alle risposte e agli stati d’animo che il bambino ha.

Durante l’inserimento all’asilo i bambini possono manifestare sofferenza, ribellione e aggressività; è un contesto nuovo, e finché non diventerà familiare potrebbero essere più capricciosi o coccoloni anche a casa.

Gli psicologi ormai sono concordi nel dire che gli inserimenti in realtà sono più complessi e sofferti dai genitori che faticano a metabolizzare il distacco dai figli.

Viene da sé che più i genitori riusciranno a gestire queste emozioni, più i figli saranno in grado di abituarsi alla nuova realtà e a trarre piacere dalla loro nuova quotidianità.
All’asilo impareranno nuove regole, dovranno rispettare i turni, mangeranno cose nuove che magari a casa si sono rifiutati di assaggiare, insomma diventeranno giorno dopo giorno più grandi

L’inserimento all’asilo: genitori

By 28th marzo, 2017 Psicologia infantile No Comments

L’inserimento all’asilo è sempre un momento delicato e di passaggio all’interno della famiglia.
Per i bambini segna l’ingresso ufficiale nella società, un momento in cui tutti i bambini si iniziano a distaccare dalla famiglia e iniziano a guardare il mondo.
Questo è un momento delicato per tutta la famiglia che vede uscire dal nido i propri cuccioli e deve riorganizzarsi e abituarsi ad una nuova routine.
Per i genitori, l’ingresso alla scuola materna, segna il primo momento in cui i bambini guardano il mondo e non più solo l’interno della loro famiglia, il momento in cui i bambini vanno a scuola, o meglio entrano nell'”universo scuola”
I genitori devono iniziare a metabolizzare il distacco, ad accettare l’esplorazione dei figli verso il mondo e addirittura invitarli a scoprire il mondo.
scuola materna
I distacchi portano una dosa di sofferenza, ma hanno sempre il seme di un nuovo inizio.
Si arriva da una fase di vita in cui i bambini dipendono completamente dai genitori, sia per tutti i bisogni primari come mangiare, bere ecc, sia per la felicità e per la socialità, il mondo dei bambini prima era solo genitori, fratelli, sorelle e nonni, diventare genitori nei primi anni è molto appagante e totalizzante.
Ora i bambini stanno crescendo, imparano giorno dopo giorno a fare cose nuove, vanno in bagno da soli, mangiano da soli, ogni giorno imparano parole nuove ed esprimono concetti e pensieri.
Nella loro vita entrano a fare parte le maestre e gli altri compagni di classe, il mondo dei bambini diventa più ricco e complesso e i genitori devono prepararsi ad accogliere questo cambiamento. I genitori si sentiranno emozionati, a volte tristi, a volte smarriti o preoccupati, sono frequenti le mamme che piangono durante l’inserimento ma devono sforzarsi di non trasmettere queste emozioni ai figli e di lasciargli vivere serenamente questa esperienza.
Può essere una buona idea cercare conforto nel proprio partner, nei propri genitori o negli amici, ricordate però sempre che è un passaggio naturale.

La nostra esperienza clinica e recenti studi hanno dimostrato che lo stato d’animo del bambino durante l’inserimento è dato, per la maggior parte, dallo stato d’animo del genitore.
Se il genitore è troppo ansioso o troppo preoccupato, il bambino sentirà una situazione di pericolo e disagio e reagirà con del malessere.
E’ una situazione nuova per il bambino, mettete quindi in conto che ci saranno dei momenti di pianto, di tristezza, i bambini sentiranno la vostra mancanza, dovete accogliere queste emozioni e rispettarle ma anche infondere coraggio, è una nuova esperienza che li farà crescere, troveranno nuovi amici e impareranno motissime cose.
Molto importante è il ruolo delle maestre, che da questo momento saranno per voi delle preziose complici per l’educazione e la crescita del vostro bambino.

Mio figlio va male a scuola

By 11th marzo, 2017 Psicologia infantile No Comments

È successo tutto d’un tratto e nessuno sa spiegare come. Mamma Lucia sa solo che un giorno l’hanno chiamata da scuola e le hanno spiegato che se suo figlio continua così rischia la bocciatura. Lucia è rimasta senza parole, non se lo aspettava. Ha subito chiamato Andrea, il papà di Thomas (non stanno più insieme da qualche anno), per capire cosa fare. Anche è Andrea si è stupito. Si chiedono come sia possibile che questo stia capitando proprio a loro.
È sempre stato un ragazzo con la testa a posto Thomas. Da piccolo pochi capricci, tendenzialmente ubbidiente. Anche quando Lucia e Andrea si sono separati Thomas non ha dato problemi, anzi.
Forse ha un disturbo dell’apprendimento? Dislessia? Discalculia?
Mamma e papà si attivano immediatamente: uscite con gli amici vietate (tranne nel weekend, se no…), ripetizioni 2 volte a settimana e ogni sera controllo del diario e dei voti sul registro elettronico.
Thomas va, fa quello che gli dicono.
Qualcuno ha chiesto a Thomas che cosa sta succedendo? In realtà se anche lo avessero fatto, Thomas non avrebbe saputo rispondere. È tutto ok, tutto come prima. Eppure…
Eppure Thomas non riesce più a concentrarsi in quello che fa. La testa si sconnette dopo qualche secondo, i pensieri vagano. È triste Thomas? Qualcosa lo turba? No, non lo sa. Ma nemmeno lo vuole sapere. Perchè pensare fa male. Perchè accendere la testa fa tornare alcuni pensieri strani, sensazioni spiacevoli.
Allora meglio spegnerla, questa testa. Chi se ne frega se così non riesce più a imparare, se non prova più interesse per le cose che fa. Tanto, a chi importa?!

Coccole e musica

By 11th marzo, 2017 Psicologia infantile No Comments

Nei bambini in tenera età lo sviluppo delle principali competenze (psico-motorie, emotive, relazionali e cognitive) passa attraverso la conoscenza del loro corpo in uno spazio fisico e mentale in cui essi possano sperimentarsi.
Per poter sviluppare un buon senso di fiducia e sicurezza in sé e nell’altro i bambini hanno bisogno di prendere confidenza con il proprio corpo e l’ambiente che lo circonda.

Questo passaggio è un compito evolutivo importante e funzionale al processo di costruzione del sé.

Per questo lo studio di Psicologia Mente Sicura ha ideato un percorso:
Quanto dura?
4 incontri da 45 minuti l’uno
Chi può partecipare?
Tutti i bimbi dai 6 mesi ai 36 mesi
Quando inizia?
Sabato 19 ottobre dopo la nanna
Ma vi lascio il bambino/a?
No, è un percorso di scoperta e crescita pensato per genitori e figli
Quanto costa?
Il percorso costa 50 euro
Chi conduce il gruppo?
Dott.ssa Elena Mantegazza, psicologa, specializzata in danze e movimento creativo.

Bambini a scuola

SE SOLO SI IMPEGNASSE DI PIÙ….È TUTTA UNA QUESTIONE DI VOGLIA! Read More

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By 18th febbraio, 2017 Psicologia infantile No Comments

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By 13th febbraio, 2017 Psicologia infantile No Comments

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