Psicologi e Psicoterapeuti con sedi ad Arese e ad Agrate Brianza

Nanna da solo: quando e come?

Nanna da solo: quando e come. A cura della Dott.ssa Erika Michielon

Il passaggio della nanna, quindi dal lettone dei genitori, alla cameretta, è un momento sempre delicato, segna la conquista di un’autonomia da parte del bambino e un momento di distacco dai genitori, in particolare della mamma (se è in corso l’allattamento al seno).

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Come togliere il ciuccio

By 25th Gennaio, 2018 Psicologia infantile 2 Comments

Come togliere il ciuccio? In questo articolo vedremo quanto è importante il ciuccio per il nostro bimbo e potrai leggere i consigli della nostra psicoterapeuta infantile e dei genitori di Mente Sicura Kids.

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I nuovi pericoli dei ragazzi

By 17th Maggio, 2017 Psicologia infantile No Comments

Diventare genitori in questa società tecnologica è una grande sfida. Viviamo immersi nella tecnologia e nel mondo del web: social network, giochi on-line, blog, chat, mille i modi per “esserci” in un mondo virtuale ma così reale nelle nostre menti e nostre vite. Fare amicizia, condividere un interesse, innamorarsi, parlare e partecipare alla vita sociale dei propri amici ormai si fa attraverso la rete, non sempre comprendendo cosa ciò comporti e i pericoli a cui si Read More

I 5 sintomi della discalculia

By 13th Maggio, 2017 Psicologia infantile No Comments

La discalculia evolutiva è un disturbo specifico dell’apprendimento che si caratterizza per la difficoltà ad acquisire l’automatismo del calcolo e/o dell’elaborazione dei numeri.

Ma quali sono i sintomi della discalculia da osservare?
Una persona con questa disturbo dell’apprendimento ha difficoltà a:

  1. riconoscere piccole quantità di oggetti (per esempio, se vede disegnate 3 palline su un foglio, non è in grado di riconoscere quante siano a prima vista, ma ha bisogno di contarle)
  2. leggere e scrivere numeri (per esempio, vedendo il numero 423 potrebbe leggere “duecentotrentaquattro”; oppure, se gli viene dettato il numero seicentoventisette, scriverà 6027)
  3. comparare quantità, cioè saper indicare tra due numeri quale è il più grande e quale è il più piccolo
  4. riconoscere il valore posizionale delle cifre (per esempio nel numero 203, non è in grado di dire che il 2 rappresenta le centinaia e che valore di una cifra cambia a seconda della posizione in cui si trova)
  5. memorizzare i “fatti numerici”, cioè recuperare velocemente e senza bisogno di fare calcoli tabelline o somme e sottrazioni con 10 o i suoi multipli.

Attenzione, però!
La presenza di uno o più di questi segnali non corrisponde automaticamente ad una discalculia nel bambino. La diagnosi può essere formulata solo da un professionista dopo un processo di valutazione che include l’utilizzo di diversi test.

E le difficoltà nella soluzione dei problemi?
Le difficoltà nella soluzione dei problemi matematici non sono, di per sé, sintomi di discalculia. Le abilità richieste per risolvere un problema sono infatti molte e complesse e comprendono:
-la competenza testuale, cioè la capacità di comprendere cosa dice il testo di un problema
-la rappresentazione della situazione problematica, cioè saper rappresentare (mentalmente o graficamente) la
situazione descritta e il rapporto tra i dati e la domanda a cui rispondere
-la categorizzazione, che implica la capacità di individuare la o le operazioni per risolvere il problema
-la pianificazione delle fasi necessarie alla soluzione di un problema
Solo a questo punto entrano in gioco che abilità di calcolo che la discalculia compromette.

E quindi, cosa fare?
Le soluzioni ci sono, sia che abbiamo a che fare con un disturbo diagnosticato, sia che ci troviamo di fronte a delle difficoltà non meglio specificate (come quelle nella soluzione dei problemi). Rivolgersi a uno specialista negli apprendimenti permetterà di identificare con precisione di che problematica si tratta e, successivamente, avviare un training specifico di potenziamento.

Se avete dei dubbi o avete bisogno di un consulto chiamateci al 3398313207 per richiedere un appuntamento

L’inserimento all’asilo

By 29th Marzo, 2017 Psicologia infantile No Comments

L’inserimento nella scuola dell’infanzia è un passaggio evolutivo molto importante e segna l’ingresso del bambino nella società, l’inizio del percorso dei bambini a scuola.

I bambini che hanno frequentato l’asilo nido, hanno in parte già affrontato il distacco dai genitori, sono capaci di affidarsi a persone differenti da loro o dai nonni e sono già entrati in contatto con gli altri bambini e le regole della socialità.

I bambini che invece hanno trascorso i primi anni con i genitori o con i nonni affronteranno ora questi cambiamenti.

Gli inserimenti generalmente sono gestiti con l’esposizione graduale del nuovo contesto.

scuola dell'infanziaQuindi genitori e bambini conosceranno prima le maestre e poi, inizieranno la frequenza all’asilo di qualche ora, fino ad arrivare alla frequenza normale prevista.

Questo processo può durare anche 2 o 3 settimane e generalmente viene pensato e programmato in base alle risposte e agli stati d’animo che il bambino ha.

Durante l’inserimento all’asilo i bambini possono manifestare sofferenza, ribellione e aggressività; è un contesto nuovo, e finché non diventerà familiare potrebbero essere più capricciosi o coccoloni anche a casa.

Gli psicologi ormai sono concordi nel dire che gli inserimenti in realtà sono più complessi e sofferti dai genitori che faticano a metabolizzare il distacco dai figli.

Viene da sé che più i genitori riusciranno a gestire queste emozioni, più i figli saranno in grado di abituarsi alla nuova realtà e a trarre piacere dalla loro nuova quotidianità.
All’asilo impareranno nuove regole, dovranno rispettare i turni, mangeranno cose nuove che magari a casa si sono rifiutati di assaggiare, insomma diventeranno giorno dopo giorno più grandi

L’inserimento all’asilo: genitori

By 28th Marzo, 2017 Psicologia infantile No Comments

L’inserimento all’asilo è sempre un momento delicato e di passaggio all’interno della famiglia.
Per i bambini segna l’ingresso ufficiale nella società, un momento in cui tutti i bambini si iniziano a distaccare dalla famiglia e iniziano a guardare il mondo.
Questo è un momento delicato per tutta la famiglia che vede uscire dal nido i propri cuccioli e deve riorganizzarsi e abituarsi ad una nuova routine.
Per i genitori, l’ingresso alla scuola materna, segna il primo momento in cui i bambini guardano il mondo e non più solo l’interno della loro famiglia, il momento in cui i bambini vanno a scuola, o meglio entrano nell'”universo scuola”
I genitori devono iniziare a metabolizzare il distacco, ad accettare l’esplorazione dei figli verso il mondo e addirittura invitarli a scoprire il mondo.
scuola materna
I distacchi portano una dosa di sofferenza, ma hanno sempre il seme di un nuovo inizio.
Si arriva da una fase di vita in cui i bambini dipendono completamente dai genitori, sia per tutti i bisogni primari come mangiare, bere ecc, sia per la felicità e per la socialità, il mondo dei bambini prima era solo genitori, fratelli, sorelle e nonni, diventare genitori nei primi anni è molto appagante e totalizzante.
Ora i bambini stanno crescendo, imparano giorno dopo giorno a fare cose nuove, vanno in bagno da soli, mangiano da soli, ogni giorno imparano parole nuove ed esprimono concetti e pensieri.
Nella loro vita entrano a fare parte le maestre e gli altri compagni di classe, il mondo dei bambini diventa più ricco e complesso e i genitori devono prepararsi ad accogliere questo cambiamento. I genitori si sentiranno emozionati, a volte tristi, a volte smarriti o preoccupati, sono frequenti le mamme che piangono durante l’inserimento ma devono sforzarsi di non trasmettere queste emozioni ai figli e di lasciargli vivere serenamente questa esperienza.
Può essere una buona idea cercare conforto nel proprio partner, nei propri genitori o negli amici, ricordate però sempre che è un passaggio naturale.

La nostra esperienza clinica e recenti studi hanno dimostrato che lo stato d’animo del bambino durante l’inserimento è dato, per la maggior parte, dallo stato d’animo del genitore.
Se il genitore è troppo ansioso o troppo preoccupato, il bambino sentirà una situazione di pericolo e disagio e reagirà con del malessere.
E’ una situazione nuova per il bambino, mettete quindi in conto che ci saranno dei momenti di pianto, di tristezza, i bambini sentiranno la vostra mancanza, dovete accogliere queste emozioni e rispettarle ma anche infondere coraggio, è una nuova esperienza che li farà crescere, troveranno nuovi amici e impareranno motissime cose.
Molto importante è il ruolo delle maestre, che da questo momento saranno per voi delle preziose complici per l’educazione e la crescita del vostro bambino.

Mio figlio va male a scuola

By 11th Marzo, 2017 Psicologia infantile No Comments

È successo tutto d’un tratto e nessuno sa spiegare come. Mamma Lucia sa solo che un giorno l’hanno chiamata da scuola e le hanno spiegato che se suo figlio continua così rischia la bocciatura. Lucia è rimasta senza parole, non se lo aspettava. Ha subito chiamato Andrea, il papà di Thomas (non stanno più insieme da qualche anno), per capire cosa fare. Anche è Andrea si è stupito. Si chiedono come sia possibile che questo stia capitando proprio a loro.
È sempre stato un ragazzo con la testa a posto Thomas. Da piccolo pochi capricci, tendenzialmente ubbidiente. Anche quando Lucia e Andrea si sono separati Thomas non ha dato problemi, anzi.
Forse ha un disturbo dell’apprendimento? Dislessia? Discalculia?
Mamma e papà si attivano immediatamente: uscite con gli amici vietate (tranne nel weekend, se no…), ripetizioni 2 volte a settimana e ogni sera controllo del diario e dei voti sul registro elettronico.
Thomas va, fa quello che gli dicono.
Qualcuno ha chiesto a Thomas che cosa sta succedendo? In realtà se anche lo avessero fatto, Thomas non avrebbe saputo rispondere. È tutto ok, tutto come prima. Eppure…
Eppure Thomas non riesce più a concentrarsi in quello che fa. La testa si sconnette dopo qualche secondo, i pensieri vagano. È triste Thomas? Qualcosa lo turba? No, non lo sa. Ma nemmeno lo vuole sapere. Perchè pensare fa male. Perchè accendere la testa fa tornare alcuni pensieri strani, sensazioni spiacevoli.
Allora meglio spegnerla, questa testa. Chi se ne frega se così non riesce più a imparare, se non prova più interesse per le cose che fa. Tanto, a chi importa?!

Bambini a scuola

SE SOLO SI IMPEGNASSE DI PIÙ….È TUTTA UNA QUESTIONE DI VOGLIA! Read More

La discalculia nei bambini

By 18th Febbraio, 2017 Psicologia infantile No Comments

TRE PIÙ OTTO…6! QUANDO CONTARE DIVENTA UN PROBLEMA… Read More

La dislessia nei bambini

By 13th Febbraio, 2017 Psicologia infantile No Comments

QUESTA b MI SEMBRA UNA p: CHE CONFUSIONE…..LA DISLESSIA! Read More

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