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Come combattere lo stress

By 1st dicembre, 2017 Benessere No Comments

Per capire come combattere lo stress, capiamo insieme cos’è lo stress e come gestirlo, partiamo da un piccolo esperimento: immaginiamo di tenere con il braccio aperto una bottiglia di acqua da due litri per 2 minuti. Faticoso? Si, forse. Sopportabile? Si. Ora immaginiamo di farlo per un’ora. Faticoso? Si. Sopportabile? Beh, dipende dalla nostra forza muscolare. Immaginiamo di farlo per 24 ore o una settimana. Faticoso? Assolutamente si e assolutamente insopportabile.
Proviamo a capire perché. Di fronte ad una situazione tipo “bottiglia d’acqua”, il nostro organismo sopporta la tensione fisica e mentale per un certo periodo di tempo, dopodiché le energie impiegate a tollerarlo, diventano eccessive, insopportabili e iniziano problemi su tutti i piani della persona: emotivo, cognitivo, fisiologico e muscolare (tensioni muscolari, tremoliì, inizierai a pensare “quanto ancora posso resistere, forza che ce la faccio, non ce la faccio più…”, rabbia, sensazione di sconforto, paura, ecc).
Ognuno di noi reagisce esattamente nello stesso modo di fronte a stimoli esterni, che vengono percepiti come stressanti: di fronte a tali stimoli vengono attivate delle risorse che ti permettono di fronteggiare lo stress e ritornare ad una situazione di calma.
Se invece la gestione della situazione comporta un eccessivo stress rispetto alle risorse disponibili in quel momento, ci si mette in una condizione di sovraccarico, si sente di “subire” qualcosa, vivendo un momento di forte inadeguatezza e incapacità.

Cosa fare allora a combattere lo stress psicofisico?

Ritornando al nostro esempio, al fine di non sovraccaricarci troppo, emotivamente, cognitivamente e fisiologicamente nel tenere la nostra “bottiglia”, possiamo attivare tutta una serie di comportamenti per alleggerirne il peso. Tali strategie possono essere molto diverse e la scelta dipende dalle nostre caratteristiche individuali e dalle risorse a cui possiamo attingere.
Partiamo da quelle più care, statisticamente parlando, agli uomini: le strategie per combattere lo stress focalizzate sul problema. Gli uomini, generalmente intraprendono azioni dirette alla soluzione del problema, sono pratici, cercano informazioni, mettono a punto un piano che facilita la soluzione, ricercano consigli utili alla risoluzione del problema, o procedono richiedendo assistenza da parte di enti o persone.
Analizziamo adesso, le strategie, invece statisticamente più care alle donne, ovvero quelle focalizzate sulle emozioni. Le donne si sa, sono più concentrate sulle emozioni e anche in questa situazione le strategie adottate vanno in questa direzione.
Una delle più comuni, è quella orientata alla ricerca di qualcuno con cui confidarsi, al fine di ottenere rassicurazione, contenimento, comprensione e supporto morale. Lo sfogo emotivo con un familiare o un amico, purchè non sia quotidiano ed eccessivamente lamentoso, può aiutarci a sentire meno il sovraccarico emotivo e alleggerisce molto la situazione problematica da affrontare. Se, per esempio, devo sostenere un esame molto importante, per cui sento l’ansia e lo stress, fisico e cognitivo, un bel pianto con un’amica o il fidanzato ci libera di quella sensazione riportandoci poi nuovamente in modo più calmo e tranquillo allo studio della materia oggetto di esame. Oppure se ho avuto una discussione in famiglia o in coppia, il confronto con un’amica può aiutare a gestire e combattere lo stress di coppia e ad avere un punto di vista differente, donando nuove risorse. Anche l’umorismo o la fede in una religione funzionano allo stesso modo. Alleggerire la giornata lavorativa con una battuta simpatica ed una risata o ironizzare sul proprio comportamento o su quello del nostro capo con un collega, o ancora dedicarsi un momento alla preghiera, per chi ha fede, facilita un processo di alleggerimento emotivo e aiutare a gestire lo stress lavorativo.

Alcune strategie per combattere lo stress da lavoro

Una strategia suggerita per gestire i sintomi da stress da lavoro è la “pianificazione”. Spesso molti pazienti arrivano in studio con problemi derivanti dalla mal gestione della quotidianità lavorativa. Sempre di più, oggi, ogni lavoratore è sottoposto ad un carico di lavoro che sente come eccessivo rispetto alle risorse disponibili. Ma quindi cosa possiamo fare? Possiamo per esempio, comperare un taccuino che porteremo sempre con noi, annotando tutte le cose che ci vengono richieste con i tempi e i modi per risolverle. In questo modo stabiliremo delle priorità e avremo la sensazione di aver maggior controllo della situazione, abbassando cosi i livelli di ansia.
In questo modo riusciamo ci sentiremo più capaci e competenti, in grado di portare a termine dei lavori e cosi, avremo un nostro momento di piccola gratificazione.
Infine possiamo approcciarci, a tecniche che vadano a modificare lo stato fisiologo di stress e agire sul sistema respiratorio, muscolare e vegetativo. Riprendendo l’esempio all’inizio dell’articolo è evidente come la reazione di stress coinvolga fortemente, oltre il piano emotivo e cognitivo quello fisiologico e posturale. Recenti ricerche mostrano infatti come in caso di uno stato di stress cronico il sistema nervoso autonomo e quello neuroendocrino e immunitario comunichino in modo disfunzionale causando un caotico attacco contro l’organismo. La conseguenza di questo è essere particolarmente soggetti ad influenze, mal di testa, amenorrea, ecc. Attualmente le tecniche volte a gestire lo stress psicofisico sono orientate ad un intervento sul sistema nervoso autonomo. Tra le tecniche più conosciute citiamo il training autogeno e la meditazione, che tende a ridurre i livelli di attivazione e quindi, attraverso strumenti e tecniche specifiche, si ottiene la capacità di arrivare ad uno stato di rilassamento profondo. Esistono diverse metodiche extra-psicologiche volte ad ottenere tale obiettivo come lo yoga e le tecniche di massaggio. O ancora tutte quelle attività individuali che agiscono sull’incremento di un maggiore benessere del nostro corpo. Per cui ritagliarsi uno spazio per prendersene cura di sé diventa necessario alla sopravvivenza psichica e fisica. A volte basta poco, se gli stimoli stressanti non sono continuativi ma sporadici. Basta un bagno caldo, fare jogging o ascoltare il nostro cantante preferito ballando anche da soli. Le tensioni muscolari e l’attività del nostro sistema nervoso ritrovano il sano e giusto equilibrio.

Come faccio se lo stress è troppo?

Ovviamente tutte le strategie di gestione dello stress citate sono funzionali se lo stress non è eccessivo, il malessere non è cronico, se le nostre risorse in quel momento della nostra vita sono a noi disponibili e se riusciamo a individuarle. Discorso a parte è la condizione di stress cronico o di mancanza di risorse atte a gestirlo. In questo caso la soluzione migliore è andare da uno  psicologo esperto che intervenga, in modo da accompagnarci verso un processo di gestione degli stress, riportandoci ad una condizione di maggiore benessere.

Attenzione alle trappole dello stress

Ci sono poi dei comportamenti, che a volte le persone adottano nei periodi di stress, che possono, alla lunga, aumentare il malessere e i disagi; alcuni esempi sono: la negazione (agire come se la situazione critica non esistesse o rifiutarne l’esistenza stessa, non pensare al problema, sperare che si risolva da solo o minimizzarla), il distacco emotivo e mentale (dormire per non pensare, “immergersi” in altre attività che sostituiscono il “pensiero”, mangiare per non pensare) ed infine quelle più pericolose come l’uso di sostanze stupefacenti o abuso di psicofarmaci e alcool (non si riesce a rilassarsi se non si beve un bicchiere di vino)
Nella nostra quotidianità, siamo costantemente sottoposti a stimoli stressanti a cui reagiamo con la classica e buona “sopportazione” che a lungo andare però provoca malessere. Ma abbiamo mai pensato a quanti di essi possono essere fronteggiati chiedendo informazioni che noi non possediamo? O adottando una delle strategie suggerite?

Imparare a gestire lo stress familiare

Un esempio comune e sempre sottovalutato è lo stress a cui costantemente è sottoposto un genitore nel gestire l’alimentazione del figlio, il sonno o tutte quelle piccole difficoltà a cui la responsabilità dello sviluppo sano del nostro bambino ci chiama. Abbiamo mai pensato a condividere la difficoltà con altri genitori? Con le maestre o con risorse familiari e sociali a nostra disposizione? Spesso un problema per noi insormontabile, per mancanza di informazioni, può essere facilmente gestibile, se chiediamo a chi lo ha già fronteggiato positivamente. E’ proprio da tale idea che nasce dalla pagina Facebook del nostro sito, il servizio gratuito “ Mente Sicura Kids”, un forum che facilita il processo di condivisione e scambi di informazioni utili a fronteggiare tutti quegli stress che concernono il ruolo genitoriale.
Se sei interessato inviaci una mail a info@mentesicura.it

Cosa sono le emozioni?

By 4th agosto, 2017 Benessere No Comments

E’ dal 1884 che l’uomo si chiede in modo consapevole: ““What is an emotion?”
E’ a questa domanda che cercherò di rispondere in questo articolo, che diventerà una preziosa guida per tutti gli adulti che stanno cercando di imparare a gestire le proprie emozioni e anche per tutti quei genitori alle prese con i propri figli, per uscire indenni dai tanto temuti capricci e per aiutarli a diventare emotivamente intelligenti.

Cos’è un’emozione?


L’emozione è un fenomeno composto da più aspetti, che ha il compito di gestire il continuo scambio tra l’individuo e ciò che lo circonda.

Le diverse componenti delle emozioni sono:

– cognitive, ovvero come valuto ciò che mi sta succedendo

– affettive, come valuto se una sensazione è piacevole o spiacevole

– fisiologiche, come ad esempio l’aumento del battito cardiaco o della respirazione

– espressive, a livello facciale, vocale o postulare

– tendenza all’azione, ovvero come comportarsi in seguito all’emozione provata (ad esempio, quando mi sento arrabbiato resto per un confronto o mi allontano per sbollire?)

innamoramento

Quali emozioni provano i bambini?

Le emozioni ci accompagnano durante l’intero corso della nostra vita, a partire dalle prime reazioni emotive presenti fin dalla nascita.
Nel primo anno di vita è possibile riconoscere nel bambino le emozioni cosiddette “di base”: gioia, rabbia, disgusto, sorpresa, disprezzo, paura e tristezza.
Successivamente, durante il secondo anno di vita compaiono le emozioni “complesse”, ovvero timidezza, colpa, vergogne, orgoglio ed invidia, il cui sviluppo si completa intorno ai tre anni.

Come aiutare i bambini a gestire le loro emozioni?

E’ importante educare i bambini alla propria intelligenza emotiva, aiutandoli a:

1. dare un nome alle emozioni (esempio: “vedo che sei arrabbiato”)

2. riconoscere il modo in cui le emozioni si esprimono attraverso il corpo (esempio: “sei tutto rosso in viso, credo che tu sia arrabbiato”)

3. verbalizzare la situazione e la vera questione emotiva (esempio: “stai piangendo, mi dici che non vuoi andare a scuola, ma forse vorresti stare di più con la mamma”)
arrabbiatura

E’ possibile per un adulto gestire le emozioni?

Tra i tanti modelli in letteratura, vi propongo quello di Gross, che mostra 5 possibili modi, per essere più consapevoli delle emozioni che si provano:

1. ricordati di scegliere i posti in cui andare, può sembrare banale ma spesso non stiamo attenti alla situazione in cui ci andiamo a mettere, ritrovandoci poi spesso in balia di emozioni che sembrano “inaspettate” ma che in realtà si potevano prevedere

2. modifica le situazioni scomode, posso fare attenzione a delle situazione che generano ansia, nel momento in cui divento consapevole di cosa mi sta procurando quel tipo di emozione, posso decidere di fare qualcosa, ad esempio di allontanarmi.

3. distraiti, oppure, concentra le tue energie su altre persone o comportamenti

4. cambia il punto di vista, ad esempio prova a chiederti: “cosa posso imparare da questa esperienza?”

5. cambia consapevolmente le risposte fisiologiche, attraverso ad esempio tecniche di rilassamento, di respirazione, e modifica le espressioni facciali (se ti senti triste, prova a fare un sorriso e ti sentirai meglio)

Se hai dei dubbi e hai bisogno di un consulto per qualche situazione spiacevole che stai vivendo contattaci al 3398313207 o inviaci una e-mail al info@mentesicura.it

Conosci le tue paure?

By 30th giugno, 2017 Benessere No Comments

Che cos’è per te la paura?
Hai paura degli inizi e delle conclusioni, di cambiare o di rimanere uguale, del successo o dei fallimenti, di vivere o di morire?
La paura è una delle emozioni più primitive che abbiamo, sappiamo tutti che nei tempi antichi questa emozione ci ha salvato la vita parecchie volte, evitando situazioni pericolose o innescando la fuga.
Quello che invece viene spesso dimenticato è che non ci sono più gli animali da cui difendersi, che minacciano di mangiarci o di ferirci, e cosi quest’emozione piano piano è stata sempre più messa in un angolo, sminuita e a tratti, è diventata simbolo di debolezza.
Ma nel nostro cervello la paura continua ad esistere e a farsi sentire, certo i pericoli sono cambiati ma le nostre reazioni sono rimaste identiche.

Ma quali sono le paure più comuni?

Ecco un elenco:
Paura di:
– di parlare in pubblico
– di farsi valere
– di prendere decisioni
– del cambiamento
– dell’intimità
– di cambiare lavoro
– di essere solo
– delle malattie
– di invecchiare
– di guidare
– di perdere una persona amata
– di terminare una relazione con un’altra persona
……

Vi sembrano familiari? Avete una di queste paure? Alcune? Tutte? Magari potreste aggiungerne qualcuna alla lista?
Possono esserci vari tipi di paure, ma le reazioni sono sempre le stesse.
In uno dei suoi articoli, il Dott. Selvini ci piega che le reazioni alla paura sono sostanzialmente tre: fight (attacco), freeze(congelamento) o flight (fuga).
Ma cosa significa? Ogni volta che sentiamo l’emozione della paura possiamo attaccare e quindi aggredire la paura, ma il più delle volte però sarà cieca e fuori controllo, per esempio buttarsi a parlare in pubblico, senza una strategia o un discorso strutturato potrebbe preannunciare un disastro.
La condizione di congelarsi (freeze) è quella che attualmente viene impiegata da molte persone, penso di cambiare lavoro ma non lo faccio mai, penso di iniziare una dieta ma non lo faccio mai, penso di terminare una relazione nociva per me e non mi decido mai, ci si congela, si procrastina, si rimanda nell’attesa che le cose si risolvano da sole con il risultato che spesso possono solo peggiorare.
L’ultima condizione è quella utilizzata da chi soffre di attacchi di panico, la strategia dell’evitamento (flight), quindi smetto di guidare, di andare in posti affollati, di prendere l’ascensone, di prendere l’aereo ecc…

Ma come si affrontano le paure?

affrontare i timori

Se torniamo indietro di nuovo ai nostri padri della preistoria, capiamo che ad ogni pericolo corrispondeva una reazione precisa, tramandata e ben strutturata.
Veniva insegnato ai figli come difendersi dai predatori o come cacciare: per esempio, con api e serpenti bisognava stare fermi (congelarsi), con i leoni e gli squali bisognava scappare (fuga), con i mammut o i bisonti si poteva attaccare con una strategia per cacciare (attacco).
La società moderna però non insegna più come affrontare le paure attuali. La Dott.ssa Jeffers introduce una teoria interessante, ci spiega che mentre la società si affanna a dimostrare che la paura è un problema psicologico per lei è solo un problema educativo.
Effettivamente una ricerca statistica sorprendente ci dice che le parole più usate dai genitori non sono “ti voglio bene” ma “stai attento”.
Una stima dice che i genitori di bambini piccoli dai 2 ai 4 anni dicono “stai attento” almeno 10 volte al giorno.
Queste parole introducono il concetto di pericolo nella mente dei bambini, che una volta diventati grandi sentono di aver paure di ogni cosa continuando a “stare attenti”.

E allora come si vincono le paure?

be brave

L’unico modo di vincere la paura è sentila e agire ugualmente, evitando di evitare!
E’ necessario però avere un piano preciso, se per esempio abbiamo paura di parlare in pubblico, possiamo leggere libri sull’argomento, partecipare a seminari sentire il parere di qualcuno esperto che parla in pubblico da diversi anni, rivolgersi a un professionista.
Se abbiamo paura di cambiare lavoro, possiamo metterci seriamente a tavolino una sera, magari con il proprio partner o un amico e valutare i pro e i contro di questo lavoro e nel caso iniziare a pensare praticamente e dettagliatamente cosa fare per assicurarsi un altro lavoro futuro.
E’ fondamentale ricordarsi che la paura ci mette in uno stato di sofferenza, di passività, di impotenza e di depressione, è fondamentale trasformare questi stati d’animo in potere, scelta, eccitazione e azione.
Assumersi delle responsabilità e dei rischi e l’unico modo per uscire dalla trappola della paura e ricominciare a goderci la nostra vita

E tu hai combattuto contro la paura? Raccontacelo scrivendo a info@mentesicura.it, o se senti di essere bloccato dalla paura chiamaci al 0395965836 per un consulto

Ma perchè non dimagrisco?

By 15th giugno, 2017 Benessere No Comments

Estate, tempo di prove costume e di confronto con la propria forma fisica.

Ma cosa fare quando questo confronto sembra impietoso?

Il metodo tradizionale per rimettersi in forma è la dieta, intesa non solo come regime restrittivo, ma come adozione di abitudini alimentari sane associata alla pratica di un’attività sportiva. Eppure, se tutti conosciamo (almeno in linea teorica) i benefici derivanti dal seguire un’alimentazione corretta o dallo svolgere quotidianamente una pratica sportiva; è un dato di fatto che a questa consapevolezza non consegue un effettivo cambiamento nei comportamenti alimentari e un conseguente dimagrimento.

Ma perchè non dimagrisco?

mangiare sano

Perché ciò sia possibile, è necessario allora capire da dove arrivi lo stimolo a mangiare in modo sbagliato e a condurre una vita sedentaria, per estensione è importante comprendere come mai non ci prendiamo cura di noi stessi.
Il comportamento alimentare, infatti, è una delle prime abilità che comprendiamo nella nostra famiglia d’origine e come tale,risente dei vissuti emotivi.
Comportamenti eccessivamente scorretti sono indice di un disagio psicologico a cui si deve prestare ascolto.

Facciamo qualche esempio.

A chi non è mai capitato di mangiare un intero pacchetto di biscotti o di patatine perché in un momento di nervoso, rabbia o tristezza? Questo è un esempio di fame emotiva o nervosa, il cibo aiuta a sopportare e dimenticare la rabbia o la tristezza. Il desiderio di consumare cibo che si prova in risposta a uno stato emotivo (tristezza, ansia,
noia, solitudine, rabbia, persino felicità)è il primo dei trabocchetti a cui bisogna prestare attenzione.
Mentre si segue una dieta restrittiva, che studi hanno già ampiamente dimostrato essere una condizione che induce tristezza, può succedere che qualcuno ci faccia arrabbiare, ci sentiamo frustrati e sentiamo una strana fame, spesso di qualcosa di dolce , di consolatorio e rassicurante. E cosi cediamo e mandiamo tutto a monte e poi trascorriamo le ore successive a fare i conti con i sensi di colpa. Insomma, ogni volta che subentra un’emozione perturbante (sia essa positiva o negativa), l’assunzione di cibo consente di mettere a tacere quel disagio. Ma solo momentaneamente. Infatti, al senso di apparente benessere, segue spesso il senso di colpa associato a non essere riusciti a controllarsi.

Ma come fare a dimagrire?

A volte per ottenere cambiamenti nelle proprie condotte alimentari, è necessario allora associare a una dieta il supporto di uno specialista.
Chiariamoci: lo psicologo non propone diete, ma accompagna a gestire le emozioni negative che sottostanno alla fame nervosa. Aiuta a capire perché si mangia “male”, quali sono i fattori che influenzano la fame e le cause che li determinano.
In questo modo la gestione e l’elaborazione dell’emozione non influirà più sul regime dietetico e sulla cura personale. Il cibo infatti dev’essere un vero e proprio “nutrimento”, cura e amore di sé e dell’altro, non semplicemente un riempitivo o peggio ancora un antidepressivo. Se pensate di avere qualche difficoltà, chiamateci per un primo colloqui gratuito al 339-8313207, oppure inviate una mail a info@mentesicura.it

Raggiungere gli obiettivi

By 29th marzo, 2017 Benessere No Comments

Si parla sempre di obiettivi per tutti gli ambiti, obiettivi di lavoro, obiettivi in una coppia, con i figli eppure si parla poco di come stilare un piano efficace per raggiungerli.
Il primo aspetto da trattare è sicuramente la chiarezza nel decidere cosa si vuole esattamente, è necessario a questo punto prendere carta e penna e scriverlo su un foglio. Sembra una banalità o uno spreco di tempo, ma mettere per iscritto gli obiettivi serve a definire dettagliatamente ciò che si vuole, a chiarire le intenzioni e focalizzare meglio il progetto.
E’ necessario fissare una scadenza, questo aspetto è fondamentale, dato che senza questo particolare , e quindi senza un serio impegno, verrà naturale procrastinare.
A questo punto bisogna stilare una lista di tutto ciò che è necessario per raggiungere il nostro obiettivo, ogni cosa che vi viene in mente, in questo modo si avrà una traccia da seguire.
Di tutta la lista è necessario ordinare tutti i punti, dal più importante al meno importante.
Da questo momento in poi ogni giorno, è necessario fare almeno una cosa che avvicini a raggiungere l’obiettivo.
E’ importante non saltare nessun giorno, la disciplina vi renderà più produttivi e determinati, inoltre ogni giorno sentirete di avvicinarvi sempre di più all’obiettivo e questo vi farà provare piacere e sentirete più energia, più entusiasmo e di conseguenza rafforzerete la vostra autostima.
Tutti conosciamo delle persone che non riescono mai a terminare nulla, oppure sono famosi gli obiettivi dell’inizio dell’anno o del rientro dalle vacanze estive che già il mese dopo sono dimenticati o falliti.

piano Ma allora come si raggiungono gli obiettivi?

L’unica abilità veramente efficace è concentrarsi su obiettivi chiari e misurabili.
Come suggerito dal modello SMART, ogni obiettivo per essere raggiunto dev’essere specifico, misurabile, accessibile, realistico e temparole.
Numerose ricerche hanno dimostrato che le persone che mettono per iscritto gli obiettivi hanno l’85% di possibilità in più di raggiungerli, inoltre scrivere ci obbliga a formulare meglio l’obiettivo. E’ stato dimostrato che ciò che occupa maggiormente la nostra mente, intenzionalmente e non, tende a trasformarsi in comportamento e in realtà, è quindi consigliato formulare l’obiettivo in modo positivo, l’efficacia aumenta quando ad un obiettivo chiaro si abbina una visione chiara del futuro. Le visualizzazione, come la PNL, ha ampiamente dimostrato rendono l’obiettivo più vicino, aiutano a guardarlo nei dettagli e ad abituarsi a trasformarlo in realtà.
Ecco un elenco di domande che possono aiutarti a focalizzare l’obiettivo:
– Cosa farò per raggiungere questo obiettivo?
– Che cosa ho già raggiunto personalmente di simile a questo?
– Qualcosa potrebbe impedirmi di raggiungerlo?
– Cosa significa questo abiettivo per me?
– Che cosa mi permetterà di fare questo cambiamento?
– Che cosa posso fare subito?

Una raccomandazione per pianificare gli obiettivi

Una raccomandazione che suggerisco è questa: ricordati che la situazione che stai vivendo adesso è il risultato di obiettivi, decisioni e scelte che hai preso in passato, valuta bene come il raggiungiento di nuovi obiettivi può influenzare la tua futura vita, e nel caso pianifica come gestire eventuali cambiamenti. Ricorda, Oscar Wilde diceva “Fate attenzione a cosa desiderate, perchè potrebbe realizzarsi”
Buon lavoro

Evitare di procrastinare

By 27th marzo, 2017 Benessere No Comments

Come evitare di procrastinare

In tutto l’arco della nostra vita, in ogni fase che attraversiamo, ogni volta che dobbiamo affrontare un obiettivo importante o un progetto complesso ci misuriamo con la nostra tenacia, l’impegno e la determinazione nello svolgere un compito.
Ma motivazione e determinazione a volte vengono messe alla prova dalla vita, dal giudizio altrui, dalla paura di fallire e cosi alle prime difficoltà ci si scoraggia, e si inizia a temporeggiare e a procrastinare.
Dalle ricerche fatte nel corso degli anni, emerge che circa la metà della popolazione tende a procrastinare, dato impressionante se rapportato alla quotidianità: bollette pagate in ritardo, scadenze non rispettate, esami e colloqui importanti rimandati all’ultimo minuto, buoni propositi rimandati, diete abbandonate, richieste di aumenti di stipendio mai fatte o addirittura chiarimenti di coppia o familiari posticipati (R. Wiseman).

Ma quali sono le motivazioni della procrastinazione?

La procrastinazione è un fenomeno complesso e determinato da varie cause, le principali sono:
la paura del fallimento
il perfezionismo
lo scarso autocontrollo
la tendenza a vedere i progetti come scogli enormi
l’inclinazione alla noia
la convinzione che la vita sia troppo breve per preoccuparsi di questioni banali o ordinarie
l’incapacità di gestire il tempo
la paura del cambiamento

smettere di rimandare

Ma come combattere la procrastinazione?

Fondamentale per combattere questa tendenza è creare nella propria mente un obiettivo chiaro e ben definito. Più il nostro obiettivo sarà dettagliato e particolareggiato, più sarà naturale raggiungerlo.
Se l’obiettivo che hai in mente è molto complesso e articolato è importante scomporlo in altri piccoli obiettivi o “piccoli traguardi”.
Una ricerca della Cornell University indica che raggiunto un piccolo traguardo si mette in moto una forza inconscia che favorisce e alimenta la volontà di raggiungere altri piccoli obiettivi.
Per tutti gli obiettivi, grandi o piccoli, è una buona abitudine stilare una lista per iscritto dei traguardi da raggiungere con le date cercando di essere realistici per evitare stress o frustrazioni.
E’ consigliabile fare questa operazione la sera prima, in modo da dormirci sopra la notte, e integrandolo la mattina successiva con le nuove idee o le soluzioni che questa porta.
Il segreto per evitare di procrastinare è la pianificazione, scrivere una lista degli obiettivi intermedi, mensili e settimanali con le relative scadenze ti aiuterà a monitorare l’andamento dei tuoi progressi.
Inoltre pianificare le attività in modo quotidiano ti aiuterà a sentirti più produttivo, più lucido, più concentrato e più operativo.

Ma come iniziare una delle attività stabilite?

I procrastinatori sono maestri nel rimandare l’inizio delle attività, tuttavia le ricerche dimostrano che se ci si concentra su un compito “solo per qualche minuto” la tendenza alla procrastinazione si riduce drasticamente. Gli studi di Zeigarnik inoltre dimostrano che quei pochi minuti di attività iniziale agiscono sul nostro cervello come un attivatore e vengono seguiti dalla necessità di terminare il lavoro.
Quindi una volta definito l’obiettivo finale , come cita Brian Tracy il trucco consiste nel partire dal fondo e procedere a ritroso, iniziando solo per qualche minuto

Esercizio pratico per la programmazione dei tuoi obiettivi

1. Scegli 3 obiettivi: uno a breve termine (da raggiungere in un mese), uno a medio termine (da raggiungere in 6 mesi) ed infine uno a lungo temine (scadenza di un anno)
2. Crea una tabella e scomponi ogni obiettivo in mini-traguardi, per ognuno definisci data di inizio e di fine (ricorda che ogni mini-traguardo deve essere quantificabile, in modo da valutare e monitorare i progressi)
3. Descrivi dettagliatamente le azioni da fare e le scadenze precise del tuo progetto

3 consigli per aiutarti:

  1. Visualizza come potrebbe cambiare la tua vita al raggiungimento degli obiettivi
  2. Inizia sempre dal compito più importante (Spesso le persone decidono di partire dalle attività minori, ma la statistica ha dimostrato che non è la tecnica più produttiva)
  3. Prevedi una gratifica al raggiungimento dei tuoi mini-traguardi/obiettivi

Per avere un esempio dettagliato di una tabella di riferimento, scrivici a: info@mentesicura.it

Come affrontare le paure

By 27th marzo, 2017 Benessere No Comments

La paura è un’emozione spesso sottovalutata, si pensa che arrivi solo quando alla televisione vediamo qualcosa di spaventoso, mentre in realtà è un’emozione che è presente nella vita di tutti i giorni.
Ogni volta che viviamo qualcosa di nuovo, ogni volta che dobbiamo affrontare qualcosa di importante, ogni volta che ci sembra di non avere il controllo della situazione, la paura fa capolino, più o meno intensa, ma comunque presente
La paura è importante, in passato ha permesso la nostra sopravvivenza, ma ora, quando si parla di paura, l’opinione pubblica la vive come una debolezza, una fragilità.

I bambini insegnano come vincere le paure

vincere le paureL’altro giorno osservavo una bambina lottare contro la paura di scendere da uno scivolo molto alto.
Era determinata ad affrontare questa paura e cosi ogni volta si avvicinava allo scivolo, sempre di più, di centimetro in centimetro, ogni volta con l’idea di vincere la paura. Pazientemente guardava la sua paura in faccia, arrivando fino in cima allo scivolo e poi ritornando indietro, misurando, in modo del tutto naturale i suoi stati d’animo.
Il passo successivo fu di portare in cima allo scivolo delle palline e lanciarle giù e poi,per fare le prove, per immedesimarsi e capire come fare a scivolare, aveva quasi deciso e poi… prese coraggio e si lanciò giù dallo scivolo, con la felicità che provano solo le persone che finalmente affrontano e vincono le loro paure.
Noi sappiamo che questa bambina affronterà altre paure nella vita, ma il modo di affrontarle sarà uguale.
Determinazione, pazienza, misurazione dei propri limiti e dei propri stati d’animo, prove generali e coraggio.
Parafrasando il Dott. Nardone, le paure devono essere sempre guardate in faccia e trasformate in coraggio, altrimenti se evitate, diventeranno panico.

Psicologo con terapia di gruppo

By 12th marzo, 2017 Benessere No Comments

La caratteristica principale della terapia di gruppo è la condivisione del proprio problema con un gruppo di persone e con uno psicologo. Read More

Menetesicura News Letter

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