Psicologi e Psicoterapeuti con sedi ad Arese e ad Agrate Brianza

Come togliere il ciuccio

By 25th Gennaio, 2018 Psicologia infantile 2 Comments

Come togliere il ciuccio? In questo articolo vedremo quanto è importante il ciuccio per il nostro bimbo e potrai leggere i consigli della nostra psicoterapeuta infantile e dei genitori di Mente Sicura Kids.

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Come combattere lo stress

By 1st Dicembre, 2017 Benessere No Comments

Per capire come combattere lo stress, capiamo insieme cos’è lo stress e come gestirlo, partiamo da un piccolo esperimento: immaginiamo di tenere con il braccio aperto una bottiglia di acqua da due litri per 2 minuti. Faticoso? Si, forse. Sopportabile? Si. Ora immaginiamo di farlo per un’ora. Faticoso? Si. Sopportabile? Beh, dipende dalla nostra forza muscolare. Immaginiamo di farlo per 24 ore o una settimana. Faticoso? Assolutamente si e assolutamente insopportabile.
Proviamo a capire perché. Di fronte ad una situazione tipo “bottiglia d’acqua”, il nostro organismo sopporta la tensione fisica e mentale per un certo periodo di tempo, dopodiché le energie impiegate a tollerarlo, diventano eccessive, insopportabili e iniziano problemi su tutti i piani della persona: emotivo, cognitivo, fisiologico e muscolare (tensioni muscolari, tremoliì, inizierai a pensare “quanto ancora posso resistere, forza che ce la faccio, non ce la faccio più…”, rabbia, sensazione di sconforto, paura, ecc).
Ognuno di noi reagisce esattamente nello stesso modo di fronte a stimoli esterni, che vengono percepiti come stressanti: di fronte a tali stimoli vengono attivate delle risorse che ti permettono di fronteggiare lo stress e ritornare ad una situazione di calma.
Se invece la gestione della situazione comporta un eccessivo stress rispetto alle risorse disponibili in quel momento, ci si mette in una condizione di sovraccarico, si sente di “subire” qualcosa, vivendo un momento di forte inadeguatezza e incapacità.

Cosa fare allora a combattere lo stress psicofisico?

Ritornando al nostro esempio, al fine di non sovraccaricarci troppo, emotivamente, cognitivamente e fisiologicamente nel tenere la nostra “bottiglia”, possiamo attivare tutta una serie di comportamenti per alleggerirne il peso. Tali strategie possono essere molto diverse e la scelta dipende dalle nostre caratteristiche individuali e dalle risorse a cui possiamo attingere.
Partiamo da quelle più care, statisticamente parlando, agli uomini: le strategie per combattere lo stress focalizzate sul problema. Gli uomini, generalmente intraprendono azioni dirette alla soluzione del problema, sono pratici, cercano informazioni, mettono a punto un piano che facilita la soluzione, ricercano consigli utili alla risoluzione del problema, o procedono richiedendo assistenza da parte di enti o persone.
Analizziamo adesso, le strategie, invece statisticamente più care alle donne, ovvero quelle focalizzate sulle emozioni. Le donne si sa, sono più concentrate sulle emozioni e anche in questa situazione le strategie adottate vanno in questa direzione.
Una delle più comuni, è quella orientata alla ricerca di qualcuno con cui confidarsi, al fine di ottenere rassicurazione, contenimento, comprensione e supporto morale. Lo sfogo emotivo con un familiare o un amico, purchè non sia quotidiano ed eccessivamente lamentoso, può aiutarci a sentire meno il sovraccarico emotivo e alleggerisce molto la situazione problematica da affrontare. Se, per esempio, devo sostenere un esame molto importante, per cui sento l’ansia e lo stress, fisico e cognitivo, un bel pianto con un’amica o il fidanzato ci libera di quella sensazione riportandoci poi nuovamente in modo più calmo e tranquillo allo studio della materia oggetto di esame. Oppure se ho avuto una discussione in famiglia o in coppia, il confronto con un’amica può aiutare a gestire e combattere lo stress di coppia e ad avere un punto di vista differente, donando nuove risorse. Anche l’umorismo o la fede in una religione funzionano allo stesso modo. Alleggerire la giornata lavorativa con una battuta simpatica ed una risata o ironizzare sul proprio comportamento o su quello del nostro capo con un collega, o ancora dedicarsi un momento alla preghiera, per chi ha fede, facilita un processo di alleggerimento emotivo e aiutare a gestire lo stress lavorativo.

Alcune strategie per combattere lo stress da lavoro

Una strategia suggerita per gestire i sintomi da stress da lavoro è la “pianificazione”. Spesso molti pazienti arrivano in studio con problemi derivanti dalla mal gestione della quotidianità lavorativa. Sempre di più, oggi, ogni lavoratore è sottoposto ad un carico di lavoro che sente come eccessivo rispetto alle risorse disponibili. Ma quindi cosa possiamo fare? Possiamo per esempio, comperare un taccuino che porteremo sempre con noi, annotando tutte le cose che ci vengono richieste con i tempi e i modi per risolverle. In questo modo stabiliremo delle priorità e avremo la sensazione di aver maggior controllo della situazione, abbassando cosi i livelli di ansia.
In questo modo riusciamo ci sentiremo più capaci e competenti, in grado di portare a termine dei lavori e cosi, avremo un nostro momento di piccola gratificazione.
Infine possiamo approcciarci, a tecniche che vadano a modificare lo stato fisiologo di stress e agire sul sistema respiratorio, muscolare e vegetativo. Riprendendo l’esempio all’inizio dell’articolo è evidente come la reazione di stress coinvolga fortemente, oltre il piano emotivo e cognitivo quello fisiologico e posturale. Recenti ricerche mostrano infatti come in caso di uno stato di stress cronico il sistema nervoso autonomo e quello neuroendocrino e immunitario comunichino in modo disfunzionale causando un caotico attacco contro l’organismo. La conseguenza di questo è essere particolarmente soggetti ad influenze, mal di testa, amenorrea, ecc. Attualmente le tecniche volte a gestire lo stress psicofisico sono orientate ad un intervento sul sistema nervoso autonomo. Tra le tecniche più conosciute citiamo il training autogeno e la meditazione, che tende a ridurre i livelli di attivazione e quindi, attraverso strumenti e tecniche specifiche, si ottiene la capacità di arrivare ad uno stato di rilassamento profondo. Esistono diverse metodiche extra-psicologiche volte ad ottenere tale obiettivo come lo yoga e le tecniche di massaggio. O ancora tutte quelle attività individuali che agiscono sull’incremento di un maggiore benessere del nostro corpo. Per cui ritagliarsi uno spazio per prendersene cura di sé diventa necessario alla sopravvivenza psichica e fisica. A volte basta poco, se gli stimoli stressanti non sono continuativi ma sporadici. Basta un bagno caldo, fare jogging o ascoltare il nostro cantante preferito ballando anche da soli. Le tensioni muscolari e l’attività del nostro sistema nervoso ritrovano il sano e giusto equilibrio.

Come faccio se lo stress è troppo?

Ovviamente tutte le strategie di gestione dello stress citate sono funzionali se lo stress non è eccessivo, il malessere non è cronico, se le nostre risorse in quel momento della nostra vita sono a noi disponibili e se riusciamo a individuarle. Discorso a parte è la condizione di stress cronico o di mancanza di risorse atte a gestirlo. In questo caso la soluzione migliore è andare da uno  psicologo esperto che intervenga, in modo da accompagnarci verso un processo di gestione degli stress, riportandoci ad una condizione di maggiore benessere.

Attenzione alle trappole dello stress

Ci sono poi dei comportamenti, che a volte le persone adottano nei periodi di stress, che possono, alla lunga, aumentare il malessere e i disagi; alcuni esempi sono: la negazione (agire come se la situazione critica non esistesse o rifiutarne l’esistenza stessa, non pensare al problema, sperare che si risolva da solo o minimizzarla), il distacco emotivo e mentale (dormire per non pensare, “immergersi” in altre attività che sostituiscono il “pensiero”, mangiare per non pensare) ed infine quelle più pericolose come l’uso di sostanze stupefacenti o abuso di psicofarmaci e alcool (non si riesce a rilassarsi se non si beve un bicchiere di vino)
Nella nostra quotidianità, siamo costantemente sottoposti a stimoli stressanti a cui reagiamo con la classica e buona “sopportazione” che a lungo andare però provoca malessere. Ma abbiamo mai pensato a quanti di essi possono essere fronteggiati chiedendo informazioni che noi non possediamo? O adottando una delle strategie suggerite?

Imparare a gestire lo stress familiare

Un esempio comune e sempre sottovalutato è lo stress a cui costantemente è sottoposto un genitore nel gestire l’alimentazione del figlio, il sonno o tutte quelle piccole difficoltà a cui la responsabilità dello sviluppo sano del nostro bambino ci chiama. Abbiamo mai pensato a condividere la difficoltà con altri genitori? Con le maestre o con risorse familiari e sociali a nostra disposizione? Spesso un problema per noi insormontabile, per mancanza di informazioni, può essere facilmente gestibile, se chiediamo a chi lo ha già fronteggiato positivamente. E’ proprio da tale idea che nasce dalla pagina Facebook del nostro sito, il servizio gratuito “ Mente Sicura Kids”, un forum che facilita il processo di condivisione e scambi di informazioni utili a fronteggiare tutti quegli stress che concernono il ruolo genitoriale.
Se sei interessato inviaci una mail a info@mentesicura.it

Diventare capo servizio sull’ambulanza

By 6th Ottobre, 2017 psicologo 118 No Comments

Diventare capo servizio sull’ambulanza: quando, come e perché?

Le persone si chiedono sempre cosa occorre per diventare un operatore del 118, come si fa a diventare un autista di ambulanza o come diventare un soccorritore sulle ambulanza.

Ma dei capo servizio si parla sempre molto poco. Ma come si diventa capo servizio e come avviene questo cambiamento nel soccorritore?

Generalmente dopo 1-2 anni di soccorso sulle ambulanze, una discreta quantità di servizi alle spalle e una buona conoscenza dei propri punti deboli e punti forti, si inizia a pensare di diventare capo servizio.
Le linee guida ci dicono che non esiste una differenza di ruolo all’interno dell’equipaggio ma nella realtà le cose sono molto diverse.

Nella vita di un soccorritore il primo anno da allievo, e la certificazione, sono impiegati per conoscere e affinare le competenze tecniche, le basi operative del soccorso e i protocolli da seguire.
Allo scadere dell’anno queste competenze sono mediamente tutte acquisite, e l’attenzione del soccorritore viene rivolta a quelle competenze che invece sono importanti nel caposervizio, prima fra tutte la leadership.
Nel percorso di nascita, crescita e consolidamento di una caposervizio che ho il piacere di seguire, assisto generalemente ad un cambiamento di prospettiva.
I neo capiservizio sono ancora molto occupati a “tenere tutto sotto controllo” i propri stati d’animo e le proprie prestazioni, nel corso dei mesi di affiancamento questa attenzione viene lentamente spostata verso i membri dell’equipaggio, questo è il primo passaggio che segna il cambiamento di ruolo.
Ogni caposervizio poi svolge il suo ruolo come meglio riesce, in linea con il suo carattere e le sue potenzialità, la leadership non è un talento ma un’abilità e come tale può essere acquisita da chiunque.
Non ultimo aspetto da valutare è la risposta che la squadra da a questo cambiamento di ruolo e quindi di equilibri, a volte la squadra “non si fida” del nuovo cs, e questo rende l’affiancamento più lungo e a volte anche più penoso.
In questi casi è fondamentale il dialogo e la sincerità e nel caso, se fosse necessario, l’intervento di una figura mediatrice che aiuta a districare equivoci e malintesi.

Appartenere ad una squadra

By 18th Settembre, 2017 psicologo 118 No Comments

Entrare a far parte di un insieme di persone è sempre un passo affascinante nella vita di ognuno, che sia un ambiente lavorativa, un’associazione sportiva o di volontariato, c’è sempre una ricaduta sulla propria vita.
Entrare in un’associazione di volontariato significa spesso condividere i valori o la mission dell’associazione stessa, identificarsi e farla nascere e crescere dentro di noi.
Generalmente l’associazione stessa è divisa in squadre e ogni squadra ha delle caratteristiche particolari, dopo qualche mese dalla formazione della squadra stessa si delinea un carattere “di squadra”, una propensione, un’identità che la distingue da tutte le altre.
Quando si appartiene ad una squadra il legame spesso viene sentito molto, ci si identifica con la squadra stessa, si appartiene ad un insieme che, nella nostra immaginazione, si prenderà cura di noi e noi a nostra nostra volta ci prenderemo cura degli altri.
Diversi studi hanno dimostrato che appartenere ad una squadra modifica sensibilmente il nostro comportamento in base alle caratteristiche della squadra stessa, aumenta degli aspetti e ne smorza degli altri.
Il senso di appartenenza è uno degli aspetti più importanti nella vita delle persone, quanto l’istinto di sopravvivenza, nei momenti difficili i contesti di appartenenza possono aiutare, consolare e tranquillizzare.
All’interno di questi contenti “alternativi” si possono trovare aspetti che nella normale vita quotidiana non riusciamo a trovare (per es. Competenza, fiducia, sicurezza)e insieme ad altre persone possiamo affrontare aspetti della vita che ci affaticano (ansia, attacchi di panico, crisi di coppia ecc).
Attenzione però a non dipenderne troppo altrimenti da risorsa possono diventare un vero e proprio problema.

Crisi nella coppia moderna

By 28th Agosto, 2017 Terapia di coppia No Comments

Nella creazione di una coppia, giocano molti fattori, molti dei quali sono sicuramente inconsci e imprevedibili.
Spesso ci si innamora di qualcuno che non avremmo mai immaginato nei nostri sogni, o ci attraggono atteggiamenti o caratteri e non sappiamo darci una spiegazione.
In questi ultimi anni, il concetto di unione si è modificato nel tempo, i matrimoni dei nostri nonni non esistono più e sono costantemente guardati con sospetto.
Il mondo ora è diviso in due, in occidente si passa attraverso l’innamoramento e si crea un legame, mentre in oriente le unioni sono spesso regolamentate dai matrimoni combinati, in cui si chiede ai coniugi di costruire insieme l’amore e la fiducia.
Nella nostra società però, ultimamente i matrimoni, le convivenze o comunque le unioni, a volte assumono le sembianze di artefatti, di semplici convivenze tra due estranei.
Tralasciando ciò che succede in altre culture, si è passati da un polo all’altro rispetto alla realtà vissuta dai nostri nonni.
In realtà però il principio su cui si creano le coppie è sempre lo stesso e dev’essere il desiderio di entrambi di creare un legame, un’unione che sia per sempre.

matrimonio in crisi

Qual’è il problema delle coppie di oggi?

Al giorno d’oggi molte persone vivono questa realtà come limitante e troppo vincolante, non rendendosi conto che una buona coppia può diventare arricchente e profonda soprattutto per il singolo.
Molto spesso troviamo matrimoni o convivenze in cui manca completamente l’investimento reciproco con l’altro, questo rende ciascun membro sostanzialmente solo e crea le condizioni per una crisi di coppia.
Capite bene che in questi casi i tradimenti sono all’ordine del giorno, in queste coppie l’idea di avere un legame privilegiato con qualcuno non esiste e quindi viene a mancare la cura e il rispetto per l’altro.
Una precisazione va fatta anche per quelle coppie che decidono di stare insieme per interessi economici, sociali o emotivi; anche in questo caso la coppia in realtà non esiste. L’altro è vissuto come qualcuno che possiede qualcosa, finanziariamente, socialmente o come persona di successo e lo stare insieme è finalizzato solo ad avere qualcosa di utile; concetto ben lontano da un’unione di coppia duratura.

Nelle terapie di coppia che svolgiamo nel nostro Studio, molto spesso ci troviamo a sfatare miti o pregiudizi, cerchiamo di capire insieme che fattori hanno fatto innamorare e hanno permesso di creare un legame e se si è riluttanti ad investire nell’altro per ragioni da ricercare nel passato. Inoltre lavoriamo molto sull’unicità degli individui della coppia e sulla coppia stessa, anche perchè la nostra società ci fa credere di essere tutti uguali ma nella realtà ogni essere umano è unico e inimitabile e cosi la coppia che forma.

Se vuoi rimanere in contatto con noi e approfondire questi argomenti manda una mail a info@mentesicura.it

Caro terremoto…

By 24th Agosto, 2017 psicologo 118 No Comments

Caro terremoto,
sono appena tornata da Amatrice, sono terrorizzata.
Ero lì a prestare soccorso, ero appena arrivata per aiutare, adoro rendermi utile, mi piace sostenere le persone in momenti di difficoltà, tanto che faccio parte della protezione civile da diversi anni.
Stavo svolgendo il mio compito, avevo appena lasciato il lavoro per una settimana di congedo ed ero pronta a fare tutto ciò che la situazione richiedeva.
Ho conosciuto delle persone meravigliose, ho visto la solidarietà tra le persone, la vita, quella vera, le priorità, quelle vere.
E poi sei tornato!
Forte come la prima volta, a distruggere quello che avevi lasciato in piedi l’ultima volta, la terra ha tremato, gli edifici sono crollati, ho sentito le urla, ho respirato la paura, l’ho sentita entrare nelle vene percorrendo tutto il mio corpo fino al cuore.
Non ho mai avuto cosi tanta paura, una paura reale e forte di morire, di non rivedere più i miei parenti, i miei amici, il mio lavoro, la mia vita.
Mi è letteralmente tremata la terra sotto i piedi e sono caduta, non riuscivo a rialzarmi, con il cuore che mi esplodeva nel petto, mi sembrava di aver smesso di respirare.
Poi la terra si è fermata ed è iniziato il panico, ero li a dare una mano e a dare coraggio alla popolazione ma il coraggio aveva completamente abbandonato il mio cuore.
I giorni successivi ho fatto tutto quello che ho potuto, ho aiutato a scavare, ho dato il mio contributo nell’organizzazione, ho cercato di dare coraggio alle persone e cercavo di non pensare a te e alla tua devastazione.
Poi è finita la mia settimana e sono rientrata a casa e li ho capito che mi eri entrato in ogni cellula del mio corpo, sentivo di nuovo la terra che tremava…ovunque.
Se una macchina passava vicino alla finestra di camera mia, sentivo i vetri tremare, se mi sedevo su una sedia girevole sentivo la terra tremare, la notte la trascorrevo al buio in attesa che tu arrivassi, anche se ormai ero al sicuro. Mi sembrava di vivere un incubo dal quale non riuscivo a svegliarmi e poi ho iniziato a parlare con delle persone, a fare degli esercizi che mi aveva consigliato una psicologa a prendermi qualche giorno per tranquillizzarmi e cosi piano piano ho capito.

C’è una preghiera che recita cosi: “Signore dammi la forza di cambiare le cose che posso modificare, la pazienza di accettare quelle che non posso cambiare e la saggezza di distinguere la differenza tra le une e le altre”, tu sei una di quelle cose che proprio non posso controllare.
E cosi ho avuto pazienza, sono stata con i miei cari, ho rincominciato la mia via normale e piano piano la paura è andata via e ho rincominciato a guardare la vita con speranza e con il sole nel cuore.
La mia mente è tornata a quel giorno, in cui per terra ho visto la mia vita passarmi davanti e sono contenta di aver fatto l’unica cosa possibile: rialzarmi.
Ho fatto ciò che bisogna fare per combattere la paura: avere pazienza e ritornare ad avere coraggio, il coraggio di fare le piccole cose, di ritrovare le piccole gioie, di vivere con ciò che la vita ci ha donato.
Ti scrivo per dirti che quel giorno ti sei portato via tante cose e tante persone ma almeno la mia forza è rimasta con me, quella non te la lascerò mai portare via.

Cosa sono le emozioni?

By 4th Agosto, 2017 Benessere No Comments

E’ dal 1884 che l’uomo si chiede in modo consapevole: ““What is an emotion?”
E’ a questa domanda che cercherò di rispondere in questo articolo, che diventerà una preziosa guida per tutti gli adulti che stanno cercando di imparare a gestire le proprie emozioni e anche per tutti quei genitori alle prese con i propri figli, per uscire indenni dai tanto temuti capricci e per aiutarli a diventare emotivamente intelligenti.

Cos’è un’emozione?


L’emozione è un fenomeno composto da più aspetti, che ha il compito di gestire il continuo scambio tra l’individuo e ciò che lo circonda.

Le diverse componenti delle emozioni sono:

– cognitive, ovvero come valuto ciò che mi sta succedendo

– affettive, come valuto se una sensazione è piacevole o spiacevole

– fisiologiche, come ad esempio l’aumento del battito cardiaco o della respirazione

– espressive, a livello facciale, vocale o postulare

– tendenza all’azione, ovvero come comportarsi in seguito all’emozione provata (ad esempio, quando mi sento arrabbiato resto per un confronto o mi allontano per sbollire?)

innamoramento

Quali emozioni provano i bambini?

Le emozioni ci accompagnano durante l’intero corso della nostra vita, a partire dalle prime reazioni emotive presenti fin dalla nascita.
Nel primo anno di vita è possibile riconoscere nel bambino le emozioni cosiddette “di base”: gioia, rabbia, disgusto, sorpresa, disprezzo, paura e tristezza.
Successivamente, durante il secondo anno di vita compaiono le emozioni “complesse”, ovvero timidezza, colpa, vergogne, orgoglio ed invidia, il cui sviluppo si completa intorno ai tre anni.

Come aiutare i bambini a gestire le loro emozioni?

E’ importante educare i bambini alla propria intelligenza emotiva, aiutandoli a:

1. dare un nome alle emozioni (esempio: “vedo che sei arrabbiato”)

2. riconoscere il modo in cui le emozioni si esprimono attraverso il corpo (esempio: “sei tutto rosso in viso, credo che tu sia arrabbiato”)

3. verbalizzare la situazione e la vera questione emotiva (esempio: “stai piangendo, mi dici che non vuoi andare a scuola, ma forse vorresti stare di più con la mamma”)
arrabbiatura

E’ possibile per un adulto gestire le emozioni?

Tra i tanti modelli in letteratura, vi propongo quello di Gross, che mostra 5 possibili modi, per essere più consapevoli delle emozioni che si provano:

1. ricordati di scegliere i posti in cui andare, può sembrare banale ma spesso non stiamo attenti alla situazione in cui ci andiamo a mettere, ritrovandoci poi spesso in balia di emozioni che sembrano “inaspettate” ma che in realtà si potevano prevedere

2. modifica le situazioni scomode, posso fare attenzione a delle situazione che generano ansia, nel momento in cui divento consapevole di cosa mi sta procurando quel tipo di emozione, posso decidere di fare qualcosa, ad esempio di allontanarmi.

3. distraiti, oppure, concentra le tue energie su altre persone o comportamenti

4. cambia il punto di vista, ad esempio prova a chiederti: “cosa posso imparare da questa esperienza?”

5. cambia consapevolmente le risposte fisiologiche, attraverso ad esempio tecniche di rilassamento, di respirazione, e modifica le espressioni facciali (se ti senti triste, prova a fare un sorriso e ti sentirai meglio)

Se hai dei dubbi e hai bisogno di un consulto per qualche situazione spiacevole che stai vivendo contattaci al 3398313207 o inviaci una e-mail al info@mentesicura.it

Collaborare con i bambini durante i servizi

By 2nd Luglio, 2017 psicologo 118 No Comments

Questo post può esserti utile quando arrivi sul posto e trovi anche il figlio del paziente.
E’ una situazione delicata e potenzialmente traumatica, ecco 3 suggerimenti da tenere a mente, chiaramente nei limiti del possibile

  1. Coinvolgi da subito il bambino, cerca di parlare con lui, mettiti alla sua altezza abbassandoti fisicamente, guardalo negli occhi e rassicuralo, a seconda dell’età inoltre potrebbe essere informato sulla condizione di salute del genitore
  2. Pensa a qualcosa da fargli fare, niente di impegnativo ma qualcosa che possa farlo sentire utile e importante, puoi chiedergli di sistemare un cuscino sotto la testa della mamma, procurarti un bicchiere d’acqua, una coperta o portare le scarpe della mamma. Questo aspetto è fondamentale per evitare al bambino il trauma, l’inattività in questi casi è nemica, inoltre occuparsi del figlio rassicura il genitore
  3. Tieni a mente che il bambino sta vivendo una situazione spaventosa, di cui capisce poco e probabilmente nessuno l’ha informato, anche per lui come per tutto il resto delle persone, una condizione di cui non ha controllo e che non sa come andrà a finire genera ansia, ricorda che è in uno stato d’animo delicato ed è un soggetto da tutelare

PS: Sembra superfluo ricordarlo ma il figlio deve sempre salire in ambulanza in mancanza dell’altro genitore, un nonno o un tutore scelto dalla famiglia. Non si può lasciare un minore in casa da solo

Pazienti Pediatrici: 3 consigli utili

By 2nd Luglio, 2017 psicologo 118 No Comments

Questo tipo di servizi preoccupa sempre molti soccorritori.
Si spera sempre che non arrivino mai chiamate per questa tipologia di pazienti, ma purtroppo su questo aspetto non possiamo avere il controllo né decidere.
Qui di seguito trovi 3 consigli utili che puoi utilizzare per tutti i bambini, in altri post troverai la divisione per fasce d’età.

  1. E’ importante sempre trasmettere tranquillità e sicurezza sia al bambino che ai genitori, cerca, per quanto possibile, di interagire con il bambino, fatti raccontare anche da lui come si sente, abbassati fisicamente alla sua altezza e mantieni sempre il contatto visivo quando gli parli
  2. Tenete a mente che se andate a soccorrere un bambino che ha più o meno l’età di vostro figlio, questa situazione potrebbe agitarvi, potreste sentirvi preoccupati o in qualche modo immedesimarvi nei genitori, questo sentimento è normale ma non dovete lasciarvi sopraffare; il ruolo della squadra qui è determinante
  3. Ricordate che oltre al bambino, soccorrete anche i genitori, siete davanti a due persone che hanno il terrore che stia succedendo qualcosa al figlio, non sono lucide, sono immerse nella morsa della paura, sta a voi prendervi cura di loro. Fate domande precise, non spaventateli, siate rispettosi e delicati ma fermi e autorevoli, loro si ricorderanno tutta la vita di voi.

Conosci le tue paure?

By 30th Giugno, 2017 Benessere No Comments

Che cos’è per te la paura?
Hai paura degli inizi e delle conclusioni, di cambiare o di rimanere uguale, del successo o dei fallimenti, di vivere o di morire?
La paura è una delle emozioni più primitive che abbiamo, sappiamo tutti che nei tempi antichi questa emozione ci ha salvato la vita parecchie volte, evitando situazioni pericolose o innescando la fuga.
Quello che invece viene spesso dimenticato è che non ci sono più gli animali da cui difendersi, che minacciano di mangiarci o di ferirci, e cosi quest’emozione piano piano è stata sempre più messa in un angolo, sminuita e a tratti, è diventata simbolo di debolezza.
Ma nel nostro cervello la paura continua ad esistere e a farsi sentire, certo i pericoli sono cambiati ma le nostre reazioni sono rimaste identiche.

Ma quali sono le paure più comuni?

Ecco un elenco:
Paura di:
– di parlare in pubblico
– di farsi valere
– di prendere decisioni
– del cambiamento
– dell’intimità
– di cambiare lavoro
– di essere solo
– delle malattie
– di invecchiare
– di guidare
– di perdere una persona amata
– di terminare una relazione con un’altra persona
……

Vi sembrano familiari? Avete una di queste paure? Alcune? Tutte? Magari potreste aggiungerne qualcuna alla lista?
Possono esserci vari tipi di paure, ma le reazioni sono sempre le stesse.
In uno dei suoi articoli, il Dott. Selvini ci piega che le reazioni alla paura sono sostanzialmente tre: fight (attacco), freeze(congelamento) o flight (fuga).
Ma cosa significa? Ogni volta che sentiamo l’emozione della paura possiamo attaccare e quindi aggredire la paura, ma il più delle volte però sarà cieca e fuori controllo, per esempio buttarsi a parlare in pubblico, senza una strategia o un discorso strutturato potrebbe preannunciare un disastro.
La condizione di congelarsi (freeze) è quella che attualmente viene impiegata da molte persone, penso di cambiare lavoro ma non lo faccio mai, penso di iniziare una dieta ma non lo faccio mai, penso di terminare una relazione nociva per me e non mi decido mai, ci si congela, si procrastina, si rimanda nell’attesa che le cose si risolvano da sole con il risultato che spesso possono solo peggiorare.
L’ultima condizione è quella utilizzata da chi soffre di attacchi di panico, la strategia dell’evitamento (flight), quindi smetto di guidare, di andare in posti affollati, di prendere l’ascensone, di prendere l’aereo ecc…

Ma come si affrontano le paure?

affrontare i timori

Se torniamo indietro di nuovo ai nostri padri della preistoria, capiamo che ad ogni pericolo corrispondeva una reazione precisa, tramandata e ben strutturata.
Veniva insegnato ai figli come difendersi dai predatori o come cacciare: per esempio, con api e serpenti bisognava stare fermi (congelarsi), con i leoni e gli squali bisognava scappare (fuga), con i mammut o i bisonti si poteva attaccare con una strategia per cacciare (attacco).
La società moderna però non insegna più come affrontare le paure attuali. La Dott.ssa Jeffers introduce una teoria interessante, ci spiega che mentre la società si affanna a dimostrare che la paura è un problema psicologico per lei è solo un problema educativo.
Effettivamente una ricerca statistica sorprendente ci dice che le parole più usate dai genitori non sono “ti voglio bene” ma “stai attento”.
Una stima dice che i genitori di bambini piccoli dai 2 ai 4 anni dicono “stai attento” almeno 10 volte al giorno.
Queste parole introducono il concetto di pericolo nella mente dei bambini, che una volta diventati grandi sentono di aver paure di ogni cosa continuando a “stare attenti”.

E allora come si vincono le paure?

be brave

L’unico modo di vincere la paura è sentila e agire ugualmente, evitando di evitare!
E’ necessario però avere un piano preciso, se per esempio abbiamo paura di parlare in pubblico, possiamo leggere libri sull’argomento, partecipare a seminari sentire il parere di qualcuno esperto che parla in pubblico da diversi anni, rivolgersi a un professionista.
Se abbiamo paura di cambiare lavoro, possiamo metterci seriamente a tavolino una sera, magari con il proprio partner o un amico e valutare i pro e i contro di questo lavoro e nel caso iniziare a pensare praticamente e dettagliatamente cosa fare per assicurarsi un altro lavoro futuro.
E’ fondamentale ricordarsi che la paura ci mette in uno stato di sofferenza, di passività, di impotenza e di depressione, è fondamentale trasformare questi stati d’animo in potere, scelta, eccitazione e azione.
Assumersi delle responsabilità e dei rischi e l’unico modo per uscire dalla trappola della paura e ricominciare a goderci la nostra vita

E tu hai combattuto contro la paura? Raccontacelo scrivendo a info@mentesicura.it, o se senti di essere bloccato dalla paura chiamaci al 0395965836 per un consulto

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