Psicologi e Psicoterapeuti con sedi ad Arese e ad Agrate Brianza

Mi ha tradito….cosa faccio?

By 18th Febbraio, 2021 Terapia di coppia No Comments

Mi ha tradito…cosa faccio?

Questa è una domanda che ci viene rivolta spesso, causa anche dello stato confusionale ed emotivo tipico della scoperta del tradimento.

Ma proviamo a riflettere insieme

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Gelosia o ossessione

By 4th Febbraio, 2021 Terapia di coppia No Comments

Una delle domande che ci rivolgono spesso è la differenza tra gelosia e ossessione. 

Abbiamo discusso di questi temi durante una diretta Instagram sul nostro profilo, e abbiamo analizzato insieme quello che pensiamo di fiducia, gelosia, controllo e ossessione. Read More

Coming out

By 19th Gennaio, 2021 Salute No Comments

Quando parliamo di Psicologia LGBT e delle sfide che la comunità LGBT deve affrontare, una di queste è senza dubbio il COMING OUT. Attorno a queste parole ruotano tantissimi pensieri e discussioni, sia nei salotti di casa ma anche sui palcoscenici mediatici, dove spesso si crea molta confusione e disinformazione.

Oggi vogliamo addentrarci in questo importante tema della Psicologia LGBT provando a rispondere ad alcune domande nate proprio nei nostri studi e anche sui nostri profili Instagram.

Innanzitutto cosa significa Coming Out?

Letteralmente queste parole si riferiscono alla frase “coming out of the closet” che significa “uscire dal ripostiglio”, ossia rivelare agli altri il proprio orientamento sessuale e/o la propria identità di genere.

Coming Out e Outing sono sinonimi?

coming-out.mentesicura02No, sono molto diversi tra l’altro. Infatti se per Coming Out parliamo di una persona LGBT che rivela il proprio orientamento sessuale agli altri volontariamente e per propria decisione, nel caso dell’Outing invece ci riferiamo a quel fenomeno per cui una persona terza decide di rendere pubblico l’orientamento sessuale di qualcuno che non aveva deciso di svelarsi.

Ben possiamo comprendere come il Coming Out, a livello psicologico, costituisca a tutti gli effetti una SCELTA, mentre l’Outing rappresenta una VIOLAZIONE, che spesso mina la fiducia delle persone.

Devo fare per forza Coming Out?

coming-out.mentesicura03No, come spesso amo dire “nessuno è obbligato a fare Coming Out, ma tutti ci meriteremmo di poterlo fare”. Questo per dirvi che arrivare a fare Coming Out con le persone a noi vicine significa donare a loro la possibilità di conoscere una parte della nostra persona preziosissima, e donare a noi la possibilità di essere al 100% chi siamo. Tuttavia può essere un percorso tortuoso, in cui bisogna fare un bilancio dei guadagni e delle perdite: infatti in alcune situazioni si possono recidere legami e perdere affetti che non riescono ad accettare chi siamo. Ed è all’interno di questa valutazione che a volte, purtroppo, le perdite potrebbero essere per noi insostenibili e arrecarci grande dolore. Senza considerare le situazioni in cui spezzare i legami con la famiglia d’origine potrebbe significare non avere più una casa, o perdere un lavoro, o subire addirittura violenza fisica.

Per questo il Coming Out deve essere una SCELTA SOGGETTIVA e NON OBBLIGATA, che tutti MERITEREBBERO DI POTER FARE, ma che per alcuni purtroppo non è una strada percorribile.

Come so che sono pronto a farlo?

coming-out.mentesicura05Difficile dirsi che ci siano criteri validi per tutti, tuttavia ciò che possiamo fare è ascoltare il nostro corpo e le nostre emozioni. Forse potremmo chiederci “Perché ancora non sono pronto?”, trovando le risposte che cerchiamo nella nostra storia personale.

Spesso il Coming Out parla di accettazione, e un passaggio importante è capire quanto innanzitutto ogni persona LGBT accetta e accoglie il proprio essere LGBT. È dall’accettazione di sé stessi che spesso deriva l’apertura agli altri.

Infatti ricordiamoci sempre che la prima persona con cui facciamo Coming Out non è un nostro amico, e nemmeno nostro padre, e nemmeno quell’insegnante tanto accogliente… la prima persona con cui facciamo Coming Out SIAMO NOI STESSI.

E Come è andata quando ho scoperto che sono omosessuale/bisessuale/transessuale? Ecco, partiamo da qui.

Come faccio a fare Coming Out con i miei genitori che sono omofobi?

coming-out.mentesicura04Anche qui purtroppo il libretto di istruzioni non esiste, anche perché ogni situazione ha la propria specificità. Se siamo consapevoli che per i nostri genitori potrebbe essere difficile riuscire ad accogliere chi siamo, è importante imparare a proteggerci prima, costruendo attorno a noi una rete di sostegno relazionale.

Infatti quando facciamo un passo tanto importante, sapere che attorno a noi abbiamo amici, insegnanti, fratelli, partner pronti ad aiutarci può darci la sensazione di non essere persi e che qualcuno, nei momenti di difficoltà, potrebbe raccogliere “i cocci” insieme a noi.

All’interno di questa rete poi potremo trovare la forza e le energie o per elaborare che i nostri genitori non riusciranno mai a comprenderci, accettando i loro limiti; oppure per accompagnare mamma e papà a conoscerci meglio, avvicinandoli alla nostra identità, così sconosciuta e poco comprensibile per loro.

E ricordiamoci che anche l’inizio di un percorso psicologico potrebbe essere un nodo importante della nostra rete di sostegno, perché fare Coming Out è faticoso ed avere uno spazio di riflessione potrebbe essere una scelta di benessere.

Se hai dubbi puoi scriverci a info@mentesicura.it

Se sei interessato/a a queste tematiche puoi seguire il profilo Instagram @calemme_psicologolbgt oppure se sei interessato/a alle tematiche relazionali puoi seguire il profilo Instagram @mente_sicura

L’inserimento alla scuola dell’infanzia

By 29th Marzo, 2020 Psicologia infantile No Comments

L’inserimento nella scuola dell’infanzia è un passaggio evolutivo molto importante e segna l’ingresso del bambino nella società, l’inizio del percorso dei bambini a scuola. In questo articolo troverete dei consigli utili per i bambini e per i genitori

I bambini che hanno frequentato l’asilo nido, hanno in parte già affrontato il distacco dai genitori, sono capaci di affidarsi a persone differenti da loro o dai nonni e sono già entrati in contatto con gli altri bambini e le regole della socialità.

I bambini che invece hanno trascorso i primi anni con i genitori o con i nonni affronteranno in questa fase questi cambiamenti.

Come si fa l’inserimento alla scuola materna?

inserimento-scuola-infanzia.mentesicura04Gli inserimenti generalmente sono gestiti con l’esposizione graduale del nuovo contesto.

Quindi genitori e bambini conosceranno prima le maestre e poi, inizieranno la frequenza all’asilo di qualche ora, fino ad arrivare alla frequenza normale prevista.

Questo processo può durare anche 2 o 3 settimane e generalmente viene pensato e programmato in base alle risposte e agli stati d’animo che il bambino ha.

Durante l’inserimento all’asilo i bambini possono manifestare sofferenza, ribellione e aggressività; è un contesto nuovo, e finché non diventerà familiare potrebbero essere più capricciosi o coccoloni anche a casa.

Gli psicologi ormai sono concordi nel dire che gli inserimenti in realtà sono più complessi e sofferti dai genitori che faticano a metabolizzare il distacco dai figli.

Viene da sé che più i genitori riusciranno a gestire queste emozioni, più i figli saranno in grado di abituarsi alla nuova realtà e a trarre piacere dalla loro nuova quotidianità.
All’asilo impareranno nuove regole, dovranno rispettare i turni, mangeranno cose nuove che magari a casa si sono rifiutati di assaggiare, insomma diventeranno giorno dopo giorno più grandi

Come funziona l’inserimento all’asilo?

inserimento-scuola-infanzia.mentesicura02L’inserimento all’asilo è sempre un momento delicato e di passaggio all’interno della famiglia.

Per i bambini segna l’ingresso ufficiale nella società, un momento in cui tutti i bambini si iniziano a distaccare dalla famiglia e iniziano a guardare il mondo.
Questo è un momento delicato per tutta la famiglia che vede uscire dal nido i propri cuccioli e deve riorganizzarsi e abituarsi ad una nuova routine.

Per i genitori, l’ingresso alla scuola dell’infanzia, segna il primo momento in cui i bambini guardano il mondo e non più solo l’interno della loro famiglia, il momento in cui i bambini vanno a scuola, o meglio entrano nell’universo scuola
I genitori devono iniziare a metabolizzare il distacco, ad accettare l’esplorazione dei figli verso il mondo e addirittura invitarli a scoprire il mondo.

Come aiutare i bambini durante l’inserimento?

inserimento-scuola-infanzia.mentesicura03I distacchi per i genitori potrebbero portare una dosa di sofferenza, ma hanno sempre il seme di un nuovo inizio.

Si arriva da una fase di vita in cui i bambini dipendono completamente dai genitori, sia per tutti i bisogni primari come mangiare, bere ecc, sia per la felicità e per la socialità, il mondo dei bambini prima era solo genitori, fratelli, sorelle e nonni, diventare genitori nei primi anni è molto appagante e totalizzante.

Ora i bambini stanno crescendo, imparano giorno dopo giorno a fare cose nuove, vanno in bagno da soli, mangiano da soli, ogni giorno imparano parole nuove ed esprimono concetti e pensieri.

Nella loro vita entrano a fare parte le maestre e gli altri compagni di classe, il mondo dei bambini diventa più ricco e complesso e i genitori devono prepararsi ad accogliere questo cambiamento.

I genitori si sentiranno emozionati, a volte tristi, a volte smarriti o preoccupati, sono frequenti le mamme che piangono durante l’inserimento ma devono sforzarsi di non trasmettere queste emozioni ai figli e di lasciargli vivere serenamente questa esperienza.
Può essere una buona idea cercare conforto nel proprio partner, nei propri genitori o negli amici, ricordate però sempre che è un passaggio naturale.

L’inserimento alla scuola dell’infanzia: consigli utili per bambini e genitori

inserimento-scuola-infanzia.mentesicura05La nostra esperienza clinica e recenti studi hanno dimostrato che lo stato d’animo del bambino durante l’inserimento è dato, per la maggior parte, dallo stato d’animo del genitore.

Se il genitore è troppo ansioso o troppo preoccupato, il bambino sentirà una situazione di pericolo e disagio e reagirà con del malessere.

E’ una situazione nuova per il bambino, mettete quindi in conto che ci saranno dei momenti di pianto, di tristezza, i bambini sentiranno la vostra mancanza, dovete accogliere queste emozioni e rispettarle ma anche infondere coraggio, è una nuova esperienza che li farà crescere, troveranno nuovi amici e impareranno moltissime cose.

Molto importante è il ruolo delle maestre, che da questo momento saranno per voi delle preziose complici per l’educazione e la crescita del vostro bambino.

Evitare di procrastinare

By 27th Marzo, 2020 Benessere No Comments

In tutto l’arco della nostra vita, in ogni fase che attraversiamo, ogni volta che dobbiamo affrontare un obiettivo importante o un progetto complesso ci misuriamo con la nostra tenacia, l’impegno e la determinazione nello svolgere un compito, vediamo insieme come evitare di procrastinare gli obiettivi che ci siamo.

Motivazione e determinazione a volte vengono messe alla prova dalla vita, dal giudizio altrui, dalla paura di fallire e cosi alle prime difficoltà ci si scoraggia, si inizia a temporeggiare e a procrastinare.

Dalle ricerche fatte nel corso degli anni, emerge che circa la metà della popolazione tende a procrastinare, dato impressionante se rapportato alla quotidianità: bollette pagate in ritardo, scadenze non rispettate, esami e colloqui importanti rimandati all’ultimo minuto, buoni propositi rimandati, diete abbandonate, richieste di aumenti di stipendio mai fatte o addirittura chiarimenti di coppia o familiari posticipati.

Ma quali sono le motivazioni della procrastinazione?

evitare-di-procrastinare.mentesicura01La procrastinazione è un fenomeno complesso e determinato da varie cause, le principali sono:

  • la paura del fallimento
  • il perfezionismo
  • lo scarso autocontrollo
  • la tendenza a vedere i progetti come scogli enormi
  • l’inclinazione alla noia
  • la convinzione che la vita sia troppo breve per preoccuparsi di questioni banali o ordinarie
  • l’incapacità di gestire il tempo
  • la paura del cambiamento

Ma come evitare la procrastinazione e smettere di rimandare?

evitare-di-procrastinare.mentesicura03Fondamentale per evitare di procrastinare è necessario creare nella propria mente un obiettivo chiaro e ben definito.

Più il nostro obiettivo sarà dettagliato e particolareggiato, più sarà naturale raggiungerlo.
Se l’obiettivo che hai in mente è molto complesso e articolato è importante scomporlo in altri piccoli obiettivi o “piccoli traguardi”.

Una ricerca della Cornell University indica che, raggiunto un piccolo traguardo si mette in moto una forza inconscia che favorisce e alimenta la volontà di raggiungere altri piccoli obiettivi.

Per tutti gli obiettivi, grandi o piccoli, è una buona abitudine stilare una lista per iscritto dei traguardi da raggiungere con le date cercando di essere realistici per evitare stress o frustrazioni.

E’ consigliabile fare questa operazione la sera prima, in modo da dormirci sopra la notte, e integrandolo la mattina successiva con le nuove idee o le soluzioni che questa porta.

Il segreto per evitare di procrastinare è la pianificazione, scrivere una lista degli obiettivi intermedi, mensili e settimanali con le relative scadenze ti aiuterà a monitorare l’andamento dei tuoi progressi.
Inoltre pianificare le attività in modo quotidiano ti aiuterà a sentirti più produttivo, più lucido, più concentrato e più operativo e eviterà di farci cogliere dall’ansia

Ma come iniziare una delle attività stabilite?

evitare-di-procrastinare.mentesicura02I procrastinatori sono maestri nel rimandare l’inizio delle attività, tuttavia le ricerche dimostrano che se ci si concentra su un compito “solo per qualche minuto” la tendenza alla procrastinazione si riduce drasticamente.

Infatti spesso può essere scoraggiante pensare di  avere un obiettivo impegnativo, che occuperà molto tempo e molte energie. Vale la pena iniziare a dedicarsi qualche minuto.

Gli studi di Zeigarnik inoltre dimostrano che quei pochi minuti di attività iniziale agiscono sul nostro cervello come un attivatore e vengono seguiti dalla necessità di terminare il lavoro.
Quindi una volta definito l’obiettivo finale , come cita Brian Tracy, il trucco consiste nel partire dal fondo e procedere a ritroso, iniziando solo per qualche minuto

Esercizio pratico per la programmazione dei tuoi obiettivi

1. Scegli 3 obiettivi: uno a breve termine (da raggiungere in un mese), uno a medio termine (da raggiungere in 6 mesi) ed infine uno a lungo temine (scadenza di un anno)
2. Crea una tabella e scomponi ogni obiettivo in mini-traguardi, per ognuno definisci data di inizio e di fine (ricorda che ogni mini-traguardo deve essere quantificabile, in modo da valutare e monitorare i progressi)
3. Descrivi dettagliatamente le azioni da fare e le scadenze precise del tuo progetto

3 consigli per aiutarti:

  1. Visualizza come potrebbe cambiare la tua vita al raggiungimento degli obiettivi
  2. Inizia sempre dal compito più importante (Spesso le persone decidono di partire dalle attività minori, ma la statistica ha dimostrato che non è la tecnica più produttiva)
  3. Prevedi una gratifica al raggiungimento dei tuoi mini-traguardi/obiettivi

Per avere un esempio dettagliato di una tabella di riferimento, scrivici a: info@mentesicura.it

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Diventare capo servizio sull’ambulanza

By 6th Ottobre, 2017 psicologo 118 No Comments

Diventare capo servizio sull’ambulanza: quando, come e perché?

Le persone si chiedono sempre cosa occorre per diventare un operatore del 118, come si fa a diventare un autista di ambulanza o come diventare un soccorritore sulle ambulanza.

Ma dei capo servizio si parla sempre molto poco. Ma come si diventa capo servizio e come avviene questo cambiamento nel soccorritore?

Generalmente dopo 1-2 anni di soccorso sulle ambulanze, una discreta quantità di servizi alle spalle e una buona conoscenza dei propri punti deboli e punti forti, si inizia a pensare di diventare capo servizio.
Le linee guida ci dicono che non esiste una differenza di ruolo all’interno dell’equipaggio ma nella realtà le cose sono molto diverse.

Nella vita di un soccorritore il primo anno da allievo, e la certificazione, sono impiegati per conoscere e affinare le competenze tecniche, le basi operative del soccorso e i protocolli da seguire.
Allo scadere dell’anno queste competenze sono mediamente tutte acquisite, e l’attenzione del soccorritore viene rivolta a quelle competenze che invece sono importanti nel caposervizio, prima fra tutte la leadership.
Nel percorso di nascita, crescita e consolidamento di una caposervizio che ho il piacere di seguire, assisto generalemente ad un cambiamento di prospettiva.
I neo capiservizio sono ancora molto occupati a “tenere tutto sotto controllo” i propri stati d’animo e le proprie prestazioni, nel corso dei mesi di affiancamento questa attenzione viene lentamente spostata verso i membri dell’equipaggio, questo è il primo passaggio che segna il cambiamento di ruolo.
Ogni caposervizio poi svolge il suo ruolo come meglio riesce, in linea con il suo carattere e le sue potenzialità, la leadership non è un talento ma un’abilità e come tale può essere acquisita da chiunque.
Non ultimo aspetto da valutare è la risposta che la squadra da a questo cambiamento di ruolo e quindi di equilibri, a volte la squadra “non si fida” del nuovo cs, e questo rende l’affiancamento più lungo e a volte anche più penoso.
In questi casi è fondamentale il dialogo e la sincerità e nel caso, se fosse necessario, l’intervento di una figura mediatrice che aiuta a districare equivoci e malintesi.

Appartenere ad una squadra

By 18th Settembre, 2017 psicologo 118 No Comments

Entrare a far parte di un insieme di persone è sempre un passo affascinante nella vita di ognuno, che sia un ambiente lavorativa, un’associazione sportiva o di volontariato, c’è sempre una ricaduta sulla propria vita.
Entrare in un’associazione di volontariato significa spesso condividere i valori o la mission dell’associazione stessa, identificarsi e farla nascere e crescere dentro di noi.
Generalmente l’associazione stessa è divisa in squadre e ogni squadra ha delle caratteristiche particolari, dopo qualche mese dalla formazione della squadra stessa si delinea un carattere “di squadra”, una propensione, un’identità che la distingue da tutte le altre.
Quando si appartiene ad una squadra il legame spesso viene sentito molto, ci si identifica con la squadra stessa, si appartiene ad un insieme che, nella nostra immaginazione, si prenderà cura di noi e noi a nostra nostra volta ci prenderemo cura degli altri.
Diversi studi hanno dimostrato che appartenere ad una squadra modifica sensibilmente il nostro comportamento in base alle caratteristiche della squadra stessa, aumenta degli aspetti e ne smorza degli altri.
Il senso di appartenenza è uno degli aspetti più importanti nella vita delle persone, quanto l’istinto di sopravvivenza, nei momenti difficili i contesti di appartenenza possono aiutare, consolare e tranquillizzare.
All’interno di questi contenti “alternativi” si possono trovare aspetti che nella normale vita quotidiana non riusciamo a trovare (per es. Competenza, fiducia, sicurezza)e insieme ad altre persone possiamo affrontare aspetti della vita che ci affaticano (ansia, attacchi di panico, crisi di coppia ecc).
Attenzione però a non dipenderne troppo altrimenti da risorsa possono diventare un vero e proprio problema.

Caro terremoto…

By 24th Agosto, 2017 psicologo 118 No Comments

Caro terremoto,
sono appena tornata da Amatrice, sono terrorizzata.
Ero lì a prestare soccorso, ero appena arrivata per aiutare, adoro rendermi utile, mi piace sostenere le persone in momenti di difficoltà, tanto che faccio parte della protezione civile da diversi anni.
Stavo svolgendo il mio compito, avevo appena lasciato il lavoro per una settimana di congedo ed ero pronta a fare tutto ciò che la situazione richiedeva.
Ho conosciuto delle persone meravigliose, ho visto la solidarietà tra le persone, la vita, quella vera, le priorità, quelle vere.
E poi sei tornato!
Forte come la prima volta, a distruggere quello che avevi lasciato in piedi l’ultima volta, la terra ha tremato, gli edifici sono crollati, ho sentito le urla, ho respirato la paura, l’ho sentita entrare nelle vene percorrendo tutto il mio corpo fino al cuore.
Non ho mai avuto cosi tanta paura, una paura reale e forte di morire, di non rivedere più i miei parenti, i miei amici, il mio lavoro, la mia vita.
Mi è letteralmente tremata la terra sotto i piedi e sono caduta, non riuscivo a rialzarmi, con il cuore che mi esplodeva nel petto, mi sembrava di aver smesso di respirare.
Poi la terra si è fermata ed è iniziato il panico, ero li a dare una mano e a dare coraggio alla popolazione ma il coraggio aveva completamente abbandonato il mio cuore.
I giorni successivi ho fatto tutto quello che ho potuto, ho aiutato a scavare, ho dato il mio contributo nell’organizzazione, ho cercato di dare coraggio alle persone e cercavo di non pensare a te e alla tua devastazione.
Poi è finita la mia settimana e sono rientrata a casa e li ho capito che mi eri entrato in ogni cellula del mio corpo, sentivo di nuovo la terra che tremava…ovunque.
Se una macchina passava vicino alla finestra di camera mia, sentivo i vetri tremare, se mi sedevo su una sedia girevole sentivo la terra tremare, la notte la trascorrevo al buio in attesa che tu arrivassi, anche se ormai ero al sicuro. Mi sembrava di vivere un incubo dal quale non riuscivo a svegliarmi e poi ho iniziato a parlare con delle persone, a fare degli esercizi che mi aveva consigliato una psicologa a prendermi qualche giorno per tranquillizzarmi e cosi piano piano ho capito.

C’è una preghiera che recita cosi: “Signore dammi la forza di cambiare le cose che posso modificare, la pazienza di accettare quelle che non posso cambiare e la saggezza di distinguere la differenza tra le une e le altre”, tu sei una di quelle cose che proprio non posso controllare.
E cosi ho avuto pazienza, sono stata con i miei cari, ho rincominciato la mia via normale e piano piano la paura è andata via e ho rincominciato a guardare la vita con speranza e con il sole nel cuore.
La mia mente è tornata a quel giorno, in cui per terra ho visto la mia vita passarmi davanti e sono contenta di aver fatto l’unica cosa possibile: rialzarmi.
Ho fatto ciò che bisogna fare per combattere la paura: avere pazienza e ritornare ad avere coraggio, il coraggio di fare le piccole cose, di ritrovare le piccole gioie, di vivere con ciò che la vita ci ha donato.
Ti scrivo per dirti che quel giorno ti sei portato via tante cose e tante persone ma almeno la mia forza è rimasta con me, quella non te la lascerò mai portare via.

Collaborare con i bambini durante i servizi

By 2nd Luglio, 2017 psicologo 118 No Comments

Questo post può esserti utile quando arrivi sul posto e trovi anche il figlio del paziente.
E’ una situazione delicata e potenzialmente traumatica, ecco 3 suggerimenti da tenere a mente, chiaramente nei limiti del possibile

  1. Coinvolgi da subito il bambino, cerca di parlare con lui, mettiti alla sua altezza abbassandoti fisicamente, guardalo negli occhi e rassicuralo, a seconda dell’età inoltre potrebbe essere informato sulla condizione di salute del genitore
  2. Pensa a qualcosa da fargli fare, niente di impegnativo ma qualcosa che possa farlo sentire utile e importante, puoi chiedergli di sistemare un cuscino sotto la testa della mamma, procurarti un bicchiere d’acqua, una coperta o portare le scarpe della mamma. Questo aspetto è fondamentale per evitare al bambino il trauma, l’inattività in questi casi è nemica, inoltre occuparsi del figlio rassicura il genitore
  3. Tieni a mente che il bambino sta vivendo una situazione spaventosa, di cui capisce poco e probabilmente nessuno l’ha informato, anche per lui come per tutto il resto delle persone, una condizione di cui non ha controllo e che non sa come andrà a finire genera ansia, ricorda che è in uno stato d’animo delicato ed è un soggetto da tutelare

PS: Sembra superfluo ricordarlo ma il figlio deve sempre salire in ambulanza in mancanza dell’altro genitore, un nonno o un tutore scelto dalla famiglia. Non si può lasciare un minore in casa da solo

Pazienti Pediatrici: 3 consigli utili

By 2nd Luglio, 2017 psicologo 118 No Comments

Questo tipo di servizi preoccupa sempre molti soccorritori.
Si spera sempre che non arrivino mai chiamate per questa tipologia di pazienti, ma purtroppo su questo aspetto non possiamo avere il controllo né decidere.
Qui di seguito trovi 3 consigli utili che puoi utilizzare per tutti i bambini, in altri post troverai la divisione per fasce d’età.

  1. E’ importante sempre trasmettere tranquillità e sicurezza sia al bambino che ai genitori, cerca, per quanto possibile, di interagire con il bambino, fatti raccontare anche da lui come si sente, abbassati fisicamente alla sua altezza e mantieni sempre il contatto visivo quando gli parli
  2. Tenete a mente che se andate a soccorrere un bambino che ha più o meno l’età di vostro figlio, questa situazione potrebbe agitarvi, potreste sentirvi preoccupati o in qualche modo immedesimarvi nei genitori, questo sentimento è normale ma non dovete lasciarvi sopraffare; il ruolo della squadra qui è determinante
  3. Ricordate che oltre al bambino, soccorrete anche i genitori, siete davanti a due persone che hanno il terrore che stia succedendo qualcosa al figlio, non sono lucide, sono immerse nella morsa della paura, sta a voi prendervi cura di loro. Fate domande precise, non spaventateli, siate rispettosi e delicati ma fermi e autorevoli, loro si ricorderanno tutta la vita di voi.

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